MELANOMA: meno “bisturi”, stessa guarigione. La rivoluzione chirurgica dell’INT di Milano

L’Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano segna un cambio di paradigma nella lotta al melanoma, uno dei tumori più diffusi sotto i 50 anni. Grazie a tre studi internazionali pubblicati su riviste di prestigio come JAMA Dermatology, JEADV e JNCCN, l’équipe guidata dal prof. Roberto Patuzzo ha dimostrato che è possibile ridurre l’estensione degli interventi chirurgici senza aumentare il rischio di recidiva o compromettere la sopravvivenza del paziente.

L’obiettivo non è allentare la guardia oncologica, ma evitare interventi “troppo demolitivi” quando non necessari, salvaguardando l’estetica e la funzionalità, specialmente in zone delicate.

Meno margini, stessa sicurezza: i risultati degli studi
Per decenni, la chirurgia del melanoma si è basata su margini di resezione ampi, spesso causa di cicatrici deturpanti e interventi ricostruttivi complessi. Le nuove evidenze cliniche dimostrano che questi margini possono essere ridotti:

Melanomi sottili (T1a): Uno studio su JAMA Dermatology ha confermato che un margine di soli 5 mm è sufficiente rispetto ai 10 mm tradizionalmente raccomandati, senza alcun impatto negativo sulla sopravvivenza.

Zona testa-collo: I dati pubblicati sul JEADV confermano che anche in aree critiche dal punto di vista estetico e funzionale, l’adozione di margini ridotti garantisce la stessa sicurezza oncologica.

Melanomi avanzati (>2 mm): Una ricerca pubblicata sul JNCCN ha esteso la validità di questo approccio anche ai melanomi più spessi: nelle sedi anatomiche difficili, un margine di 1 cm si è rivelato efficace quanto il protocollo tradizionale di 2 cm.

Un contesto in evoluzione: diagnosi precoce e terapie sistemiche
Il miglioramento delle cure ha trasformato drasticamente la prognosi del melanoma nell’ultimo decennio:

Sopravvivenza: Nei casi metastatici, il tasso di sopravvivenza a 10 anni è passato da meno del 5% al 50% attuale, grazie soprattutto all’immunoterapia utilizzata in combinazione con la chirurgia.

Volume di attività: L’INT di Milano si conferma un centro nevralgico, gestendo ogni anno oltre 600 pazienti chirurgici, 500 in day hospital e oltre 23.000 visite ambulatoriali.

Mortatlità stabile: Nonostante l’aumento dell’incidenza (+17% nell’ultimo decennio), la mortalità è rimasta costante grazie alla diagnosi precoce.

“Oggi possiamo intervenire in modo più conservativo, riducendo l’impatto della chirurgia senza compromettere i risultati oncologici. Il nostro obiettivo è offrire cure efficaci ma anche sostenibili per il paziente”, afferma il dott. Roberto Patuzzo, Responsabile Scientifico del Team Multidisciplinare Melanoma e Skin Cancer dell’INT.

Perché questo cambio di rotta è fondamentale
La chirurgia conservativa non è solo una questione estetica. Ridurre l’invasività dell’intervento comporta vantaggi concreti per la qualità della vita:

Impatto psicologico minore: Cicatrici meno evidenti facilitano l’accettazione della malattia.

Mantenimento della funzionalità: Particolarmente importante in zone come il viso, il collo o le articolazioni.

Recupero più veloce: Interventi meno demolitivi permettono un ritorno rapido alle attività quotidiane.

Questa “nuova era” della chirurgia del melanoma, resa possibile dall’integrazione con le terapie oncologiche sistemiche e dalla precisione della diagnosi precoce, promette di migliorare drasticamente il vissuto dei pazienti, rendendo la malattia sempre più gestibile e meno traumatica.