Un team di ricerca dell’Università di Padova ha compiuto un passo decisivo nella comprensione delle trombofilie ereditarie. Lo studio, pubblicato sul Journal of Thrombosis and Haemostasis, ha svelato il meccanismo molecolare con cui una singola mutazione genetica altera la trombina, la proteina cardine del sistema di coagulazione, aprendo la strada a diagnosi e terapie di precisione.
Il caso della “Protrombina Padova2”
Al centro dell’indagine vi è la variante genetica Protrombina Padova2, già nota per essere associata a un elevato rischio di tromboembolismo venoso. La ricerca, coordinata dai professori Vincenzo De Filippis e Paolo Simioni, ha finalmente chiarito perché questa mutazione sia pericolosa.
La trombina, in condizioni normali, agisce come un “interruttore” a doppio senso:
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Azione pro-coagulante: Interviene per arrestare le emorragie creando coaguli.
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Azione anti-coagulante: Attiva meccanismi di controllo per impedire che il sangue coaguli troppo.
La variante Padova2 altera la proteina in modo tale da compromettere entrambe le funzioni, ma riduce drasticamente soprattutto la capacità anticoagulante. Questo squilibrio sposta l’ago della bilancia verso una coagulazione eccessiva, favorendo la formazione di trombi.
Verso la medicina di precisione
Il vero valore aggiunto dello studio non risiede solo nella scoperta riguardante questa specifica mutazione, ma nello sviluppo di una nuova piattaforma sperimentale integrata.
Utilizzando un mix di biochimica, proteomica, biologia strutturale e modellistica molecolare, i ricercatori sono ora in grado di:
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Decodificare il DNA: Distinguere quali varianti genetiche siano realmente responsabili della patologia e quali, invece, siano innocue (un problema crescente nell’era del sequenziamento genomico di massa).
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Comprendere la funzione: Spiegare concretamente come una mutazione “cambi forma” alla proteina, alterandone il funzionamento biologico.
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Personalizzare la cura: Definire il profilo di rischio trombotico individuale con una precisione finora inedita.
“La medicina di precisione richiede non solo di conoscere il DNA di un paziente, ma soprattutto di comprendere come una determinata mutazione alteri la funzione delle proteine — afferma il prof. Paolo Simioni — Questa piattaforma rappresenta uno strumento innovativo per interpretare le varianti genetiche della trombina e, potenzialmente, di molte altre proteine della coagulazione”.
Un impatto clinico globale
Le malattie trombotiche rappresentano ancora oggi una delle principali cause di ricovero ospedaliero e di mortalità a livello mondiale. La possibilità di applicare questo metodo di analisi a numerose altre proteine della coagulazione offre prospettive promettenti: si accelera la comprensione delle trombofilie ereditarie e si pongono le basi per strategie terapeutiche sempre più sicure e mirate, riducendo le incertezze diagnostiche e migliorando la prevenzione per i pazienti a rischio.







