MALATTIA RENALE CRONICA: entro il 2050 sarà la quinta causa di morte al mondo. L’allarme degli esperti.

La malattia renale cronica (MRC) sta diventando una vera e propria emergenza sanitaria globale. Secondo un recente studio pubblicato su The Lancet dal nefrologo William Herrington dell’Università di Oxford, questa patologia colpisce già 850 milioni di persone e, senza un’inversione di tendenza, salirà vertiginosamente nella classifica delle cause di mortalità. In Italia, la situazione è critica: la Società Italiana di Nefrologia (SIN) stima che solo il 10-20% dei pazienti sia consapevole della propria condizione nelle fasi iniziali.

I “Killer Silenziosi” dei reni

La MRC è una malattia insidiosa perché asintomatica nelle fasi precoci, quando sarebbe ancora possibile metterla in remissione. Le cause principali sono strettamente legate ai moderni stili di vita:

  • Diabete e Obesità: I principali motori del danno renale.

  • Ipertensione: La pressione alta danneggia i piccoli vasi sanguigni dei reni (glomeruli).

  • Malattie autoimmuni: Come le glomerulonefriti.

L’importanza dello screening proattivo

Il presidente della SIN, Luca De Nicola, sottolinea che la diagnosi è semplicissima ed economica: basterebbe un banale esame delle urine e della creatinina nel sangue. La strategia proposta prevede:

  1. Target prioritario: Persone tra i 55 e i 75 anni con almeno un fattore di rischio (diabete, ipertensione o cardiopatie).

  2. Rete territoriale: Un coinvolgimento massiccio dei medici di medicina generale per far emergere i 2 milioni di pazienti italiani attualmente senza diagnosi.

  3. Sostegno legislativo: Un disegno di legge per rendere lo screening sistematico negli ambulatori.

Risparmio economico e nuove cure

Oltre al costo umano, la MRC ha un impatto enorme sulle casse dello Stato: l’Italia spende 2,5 miliardi di euro l’anno per gestire i 45.000 pazienti in dialisi. Oggi, grazie a nuovi standard di cura — che includono farmaci innovativi per il controllo di glicemia e ipertensione, uniti a dieta sana e attività fisica — è possibile bloccare la progressione della malattia, riducendo drasticamente anche il rischio cardiovascolare associato.