Due studi rivoluzionari pubblicati su Nature rivelano che l’infiammazione non colpisce solo la mielina, ma danneggia direttamente il DNA dei neuroni nella sostanza grigia. Identificato un gene “scudo” che potrebbe diventare il bersaglio di nuove terapie.
LONDRA / SAN FRANCISCO – Per anni la ricerca sulla Sclerosi Multipla (SM) si è concentrata sulla distruzione della mielina, la guaina protettiva dei nervi. Tuttavia, la scienza sta oggi svelando un secondo, terribile fronte d’attacco: la degenerazione della sostanza grigia, il cuore pulsante del nostro pensiero e delle funzioni cognitive superiori.
Due ricerche indipendenti, condotte dalle Università di Cambridge e della California (UCSF), hanno finalmente fatto luce su come l’infiammazione riesca a “uccidere” i neuroni agendo direttamente sul loro codice genetico.
Il “tallone d’Achille” della corteccia: i neuroni CUX2
Gli scienziati hanno identificato un gruppo specifico di cellule, chiamate neuroni CUX2, che si sono rivelate particolarmente vulnerabili. Questi neuroni, fondamentali per le connessioni a lungo raggio nel cervello, sono paragonabili al “canarino nella miniera”: sono i primi a dare segni di cedimento quando la malattia avanza.
Il ruolo del gene “scudo” ATF4
La scoperta chiave riguarda il modo in cui queste cellule sopravvivono allo stress. Durante le fasi di crescita rapida del cervello, i neuroni subiscono una pressione enorme che può danneggiare il loro DNA. Per ripararsi, utilizzano un gene di risposta allo stress chiamato ATF4.
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Nei soggetti sani: ATF4 ripara costantemente i danni al DNA, permettendo al cervello di svilupparsi correttamente.
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Nella Sclerosi Multipla: L’infiammazione cronica scatena reazioni chimiche così violente che i sistemi di riparazione basati su ATF4 non riescono a tenere il passo. Il DNA si accumula lesioni, portando alla morte del neurone.
Gli studi: dai modelli animali ai pazienti
Il team di ricercatori ha dimostrato questo meccanismo attraverso due passaggi fondamentali:
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Sui topi: Rimuovendo il gene ATF4, i ricercatori hanno osservato un collasso della riparazione del DNA che ha impedito la corretta formazione della parte frontale del cervello.
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Sui pazienti: Analizzando le lesioni della sostanza grigia in persone affette da SM, è stata riscontrata la stessa identica firma: danni massicci al DNA proprio nei neuroni CUX2, confermando che il modello osservato nei topi rispecchia quanto accade nell’uomo.
Verso cure mirate: una nuova strategia di difesa
Fino ad oggi, molte terapie per la Sclerosi Multipla si sono concentrate sul calmare il sistema immunitario per evitare l’attacco alla mielina. Questi nuovi dati suggeriscono però che è necessario un approccio parallelo.
“È fondamentale trovare il modo di proteggere direttamente i neuroni della sostanza grigia”, spiega il professor Steve Fancy dell’Università di San Francisco.
L’obiettivo futuro è sviluppare farmaci che potenzino l’attività di ATF4 o che proteggano i neuroni CUX2 dallo stress ossidativo provocato dall’infiammazione. Riuscire a “blindare” queste cellule significherebbe contenere il danno cognitivo e rallentare drasticamente la progressione della disabilità nelle fasi più avanzate della malattia.







