Una nuova, preoccupante tendenza sta emergendo tra i giovanissimi, attirando l’attenzione di dermatologi e psicologi: la cosmeticorexia (o dermorexia). Non si tratta di una semplice passione per la cura del viso, ma di un’ossessione compulsiva per il raggiungimento di una pelle “perfetta”, spesso mediata da un uso smodato di prodotti cosmetici e cosmeceutici non adatti all’età.
Il fenomeno è stato analizzato in un recente editoriale sulla rivista Dermatol Ther, curato dal prof. Giovanni Damiani (Università Statale di Milano) e dal dott. Alberto Stefana (Istituto Superiore di Sanità).
Il fenomeno dei “Sephora Kids”
L’allarme riguarda in particolare la cosiddetta Generazione Alpha (bambini e ragazzi tra gli 8 e i 14 anni). Spinti dai trend virali sui social media, molti giovanissimi hanno iniziato a utilizzare prodotti di alta gamma, ricchi di principi attivi concentrati, pensati originariamente per pelli mature.
Le conseguenze di questo utilizzo precoce ed eccessivo non sono solo economiche o estetiche, ma profonde:
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Danni cutanei: L’uso improprio di sostanze attive può causare dermatiti da contatto, allergie, alterazioni della barriera cutanea e infiammazioni.
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Distorsione dell’immagine: Il cosmetico “congela” l’immagine del volto. Un viso in crescita, che dovrebbe cambiare ed evolversi naturalmente verso l’età adulta, viene alterato artificialmente, creando una discrepanza tra l’immagine riflessa nello specchio e la realtà biologica del bambino.
La spinta dei social media
I ricercatori sottolineano come il fenomeno sia alimentato da un ecosistema digitale che:
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Medicalizza la bellezza: Promuove prodotti “cosmeceutici” (ibridi tra farmaci e cosmetici) come se fossero necessari per chiunque, indipendentemente dall’età.
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Premia la perfezione: Gli algoritmi danno risalto a routine di bellezza ossessive, che trasmettono messaggi distorti sulla cura di sé.
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Omette i rischi: Sui social non c’è spazio per le avvertenze sui rischi psicologici e fisici di questi comportamenti.
Verso un approccio interdisciplinare
Sebbene la cosmeticorexia non sia ancora inserita nei manuali di psichiatria come diagnosi formale, gli esperti avvertono che potrebbe rientrare nello spettro dei disturbi da dismorfismo corporeo. Il rischio è quello di innescare nei giovanissimi un monitoraggio compulsivo del proprio aspetto e abitudini di pulizia ossessive.
“I genitori spesso sono ignari del pericolo — spiega il prof. Damiani — il cosmetico applicato eccessivamente rompe proprio l’evoluzione percepita del viso di un adolescente, che invece dovrebbe crescere e cambiare giornalmente.”
La comunità scientifica auspica ora una definizione operativa del fenomeno e strumenti di valutazione standardizzati. L’obiettivo è proteggere i giovanissimi da un’industria e da dinamiche digitali che, in nome della “perfezione”, rischiano di compromettere la salute della pelle e l’equilibrio mentale delle nuove generazioni.







