L’Oms ha fissato l’obiettivo della sua eliminazione, tramite la prevenzione e la diagnosi precoce.
Eppure il cancro della cervice uterina continua a essere il quarto tumore più diffuso tra le donne in tutto il mondo. In Italia, nel 2024 ha colpito 2.400 donne. Mentre il cammino verso l’eliminazione avanza a rilento, fa importanti passi avanti, invece, la ricerca farmacologica L’Agenzia Italiana del Farmaco ha infatti approvato la rimborsabilità del farmaco immunoterapico pembrolizumab, in associazione alla chemioradioterapia nel trattamento del carcinoma della cervice localmente avanzato in stadio III-IVA in pazienti che non hanno ricevuto una precedente terapia definitiva. Il nuovo trattamento amplia le possibilità di cura anche nelle forme avanzate di malattia.
“Per la prima volta in 25 anni, cambia la pratica clinica nel tumore della cervice uterina localmente avanzato ad alto rischio, in cui lo standard di cura finora è stato rappresentato dalla sola chemioradioterapia concomitante”, afferma Domenica Lorusso, responsabile del Centro di Ginecologia Oncologica di Humanitas San Pio X e professore ordinario di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas University. Il nuovo approccio, spiega Lorusso, “somma i benefici a lungo termine dell’immunoterapia con l’efficacia immediata della chemioradioterapia che hanno già dimostrato in altre patologie un effetto di reciproco potenziamento, quando somministrate insieme”.
Le sperimentazioni hanno confermato la validità di questo approccio. Nello studio Keynote-A18, pubblicato su The Lancet, l’associazione pembrolizumab-chemioradioterapia ha ridotto il rischio di morte del 33% rispetto alla sola chemioradioterapia concomitante. Il tasso di sopravvivenza globale a 3 anni è risultato dell’82,6% per l’associazione rispetto al 74,8% della sola chemioradioterapia in tutta la popolazione dello studio.
Nei pazienti in stadio III-IVA, inoltre, il trattamento con l’immunoterapia ha ridotto il rischio sia di progressione che di morte del 43% rispetto alla sola chemioradioterapia.
“Si tratta di un setting potenzialmente curativo”, aggiunge Lorusso, che è principal investigator dello studio Keynote-A18.
“Per questo, l’aggiunta dell’immunoterapia con pembrolizumab alla chemioradioterapia consentirà di portare a una potenziale guarigione un maggior numero di pazienti”, prosegue la specialista, che tuttavia ricorda: “Questo tumore è legato a un’infezione da Papillomavirus per il quale abbiamo una vaccinazione sicura e duratura che rappresenta una prevenzione primaria e uno screening rappresentato da Pap test o Hpv test.
Siamo contenti dell’arrivo dei farmaci, ma è il momento di investire di più in prevenzione, perché il tumore della cervice uterina potrebbe diventare un tumore raro”, conclude Lorusso.
Fonte (ANSA)







