ROMA – Un esame del sangue rapido e non invasivo, capace di individuare la terapia mirata più efficace, riducendo la progressione della malattia del 45%. Sulla carta è una rivoluzione per le oltre 15.000 donne italiane che lottano contro il tumore del seno metastatico. Nei fatti, però, è un diritto a metà: oggi solo il 50% delle pazienti riesce ad accedere alla biopsia liquida.
A frenare questa opportunità sono reti diagnostiche ancora troppo fragili e le croniche disuguaglianze tra le diverse Regioni. L’allarme e l’appello per sbloccare la situazione arrivano direttamente dalla comunità oncologica e dalle associazioni dei pazienti, riuniti in conferenza stampa a Milano.
Che cos’è la biopsia liquida e perché è una svolta
Ogni anno in Italia più di 53mila donne ricevono una diagnosi di tumore al seno. Nei casi di carcinoma metastatico ormonoresponsivo (positivo per i recettori degli estrogeni e negativo per Her2), la ricerca scientifica ha fatto passi da gigante, introducendo nuove terapie orali mirate.
Il problema principale di queste forme tumorali è che, nel tempo, possono sviluppare una resistenza ai farmaci tradizionali. Questa resistenza è guidata principalmente dalle mutazioni del gene Esr1.
La biopsia liquida permette di:
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Identificare la mutazione attraverso un semplice prelievo di sangue, evitando biopsie tessutali dolorose e complesse.
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Personalizzare la cura, indirizzando subito la paziente verso i nuovi trattamenti orali mirati.
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Aumentare la sopravvivenza libera da progressione della malattia del 45%, garantendo al contempo un’ottima qualità della vita.
Il paradosso: i fondi ci sono, ma sono bloccati
Il vero nodo della questione non è la mancanza di denaro, ma la burocrazia. I fondi per garantire questo esame in modo uniforme su tutto il territorio nazionale esistono già: sono stati stanziati lo scorso dicembre all’interno della Legge di Bilancio 2026.
“Vanno subito sbloccate le risorse economiche. Il test deve uscire dai laboratori di ricerca per diventare un’opportunità concreta offerta dal Servizio Sanitario Nazionale.”
— Dalla nota della comunità oncologica
Per coprire il fabbisogno di tutte le 15.500 pazienti italiane, spiegano gli esperti, basterebbe destinare 15 milioni di euro, attingendoli dal fondo di 238 milioni già stanziato dal Governo per il potenziamento complessivo della sanità.
Un vantaggio clinico senza precedenti
L’appello degli oncologi è un grido d’aiuto per non negare un’opportunità di vita a migliaia di donne a causa di ritardi amministrativi o differenze geografiche tra i sistemi sanitari regionali.
“Grazie alla terapia mirata, identificata a seguito di una mutazione genomica, la sopravvivenza libera da progressione può aumentare del 45%. È un vantaggio clinico senza precedenti in questa linea di trattamento, che non possiamo negare alle pazienti.”
— Giuseppe Curigliano, Presidente Eletto dell’ESMO e Professore all’Università di Milano







