Svolta nelle neuroscienze: dal MIT l’impianto “vivo” che batte la paralisi

Testato con successo su modelli animali, il dispositivo bio-ibrido riprogramma i nervi per restituire movimento e sensibilità agli organi isolati dal cervello.

BOSTON – Una nuova frontiera della medicina riparativa si apre nei laboratori del Massachusetts Institute of Technology (MIT). Un team di scienziati ha dato vita al primo dispositivo “bio-ibrido”: un’interfaccia che non si limita a inviare impulsi elettrici, ma integra tessuti viventi per ripristinare le funzioni motorie in organi rimasti paralizzati a causa di lesioni midollari o traumi nervosi.

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Communications, segna un cambio di paradigma: non è più solo la macchina a curare il corpo, ma è il corpo stesso a diventare parte integrante del circuito tecnologico.

Come funziona: “Ingannare” il sistema nervoso

Il cuore dell’innovazione risiede in una sorta di “riprogrammazione” biologica. Per restituire il movimento a un organo che non riceve più ordini dal cervello, i ricercatori guidati da Hugh Herr hanno ideato una strategia ingegnosa:

  1. Sostituzione cellulare: I neuroni motori (che inviano comandi) vengono sostituiti con neuroni sensoriali.

  2. Inversione dei ruoli: Questi nuovi neuroni sono programmati per ricevere segnali anziché impartirli.

  3. Il Computer come regista: Poiché il collegamento con il cervello è interrotto, il controllo dell’organo viene affidato a un computer esterno che invia gli input necessari.

“Abbiamo creato un ponte che sfrutta i percorsi naturali del sistema nervoso”, spiega Herr. “Questo permette di comandare gli organi garantendo, al tempo stesso, che il cervello riceva informazioni di ritorno”.

I test: dall’intestino ai muscoli del polpaccio

L’efficacia del sistema è stata dimostrata attraverso esperimenti condotti su roditori:

  • Ripristino viscerale: Avvolgendo il dispositivo attorno a un intestino paralizzato, gli scienziati sono riusciti a indurre nuovamente le naturali contrazioni necessarie al suo funzionamento.

  • Controllo motorio: In una simulazione di amputazione degli arti inferiori, il sistema ha preso il controllo dei muscoli residui del polpaccio, coordinandone i movimenti.

Non solo movimento: torna anche la sensibilità

L’aspetto forse più rivoluzionario è il feedback sensoriale. Il dispositivo non si limita a far muovere un muscolo, ma invia dati al sistema nervoso centrale. Secondo Hyungeun Song, tra i principali autori della ricerca, questa tecnologia potrebbe permettere a uno stomaco paralizzato di comunicare nuovamente al paziente la sensazione di fame, restituendo un pezzo fondamentale della consapevolezza corporea.

Verso una medicina “Partecipativa”

I risultati ottenuti aprono scenari finora confinati alla fantascienza. Se i test sull’uomo confermeranno quanto visto in laboratorio, potremmo trovarci di fronte a una soluzione definitiva per ridare autonomia a pazienti con lesioni croniche, trasformando protesi e impianti da semplici strumenti esterni in estensioni viventi e senzienti del proprio organismo.