STIPENDI AL “VERDE”: Perché un aumento in busta paga può renderti più povero

In Italia, guadagnare di più “sulla carta” non significa necessariamente essere più ricchi. Anzi, secondo l’analisi contenuta nel libro Il prezzo nascosto di Marco Leonardi e Leonzio Rizzo, sta accadendo l’esatto contrario. Tra il 2019 e il 2025, milioni di lavoratori dipendenti e pensionati hanno subito un impoverimento silenzioso causato da un micidiale “doppio effetto”: un’inflazione galoppante e il cosiddetto fiscal drag (drenaggio fiscale).

Il caso scuola: il sacrificio dell’insegnante

L’esempio citato dagli autori è lampante. Un insegnante con circa vent’anni di anzianità ha visto il proprio lordo passare da 37.504 euro nel 2019 a 40.872 euro nel 2025. Un aumento che sembrerebbe positivo, se non fosse per un’inflazione cumulata del 20,6%. Per mantenere lo stesso tenore di vita di sei anni fa, quel docente dovrebbe oggi guadagnarne oltre 45.000. Invece, tra rinnovi contrattuali insufficienti e tasse più alte, perde mediamente 2.308 euro netti all’anno.

Cos’è il Fiscal Drag e perché è una “tassa occulta”

Il drenaggio fiscale agisce come un aumento di tasse “senza firma”. In un sistema a scaglioni come l’IRPEF, se lo stipendio sale solo per inseguire i prezzi, il lavoratore rischia di finire in una fascia di tassazione più alta o di perdere detrazioni, pur essendo nei fatti più povero.

  • Il tesoretto dello Stato: Questo meccanismo ha generato un gettito extra per le casse pubbliche di circa 25 miliardi di euro.

  • Conti in ordine: Senza questo prelievo forzoso invisibile, il rapporto Deficit/PIL italiano avrebbe impiegato tre anni in più per scendere sotto la soglia del 3%.

L’anomalia italiana nel confronto europeo

Il libro solleva un velo su una stagnazione trentennale che l’inflazione ha solo esasperato. Mentre tra il 1991 e il 2024 i salari reali (ovvero il potere d’acquisto effettivo) crescevano a ritmi sostenuti in Europa, l’Italia è rimasta al palo:

  • Regno Unito: +48%

  • Germania: +33%

  • Francia: +32%

  • Italia: -2,4%

Chi deve mettere i soldi sul piatto?

La conclusione degli economisti Leonardi e Rizzo è netta: il fisco può e deve correggere il drenaggio indicizzando scaglioni e detrazioni, ma la vera partita si gioca nei contratti. Negli anni più duri dell’inflazione (2022-2023), quasi nessun grande contratto collettivo è stato rinnovato in tempo. Per recuperare il terreno perduto, le risorse devono ora arrivare dalle imprese e dai nuovi rinnovi contrattuali, poiché lo Stato ha già utilizzato il “prezzo nascosto” pagato dai lavoratori per risanare i propri bilanci.