Ridare la vista riprogrammando le cellule del sangue: quella che sembra fantascienza è l’obiettivo del progetto L.U.C.Y. (Lineage-guided Use of Cell-derived therapy for Yield improvement in age-related macular degeneration). Presentato a Venezia dalla Fondazione Banca degli Occhi, il progetto introduce in Italia la rivoluzionaria tecnologia del Premio Nobel Shinya Yamanaka per combattere la degenerazione maculare legata all’età (AMD), la principale causa di cecità nel mondo occidentale.
La tecnologia: il “metodo Yamanaka”
Il cuore del progetto è la terapia cellulare autologa, che trasforma le cellule del paziente stesso in una “fabbrica di riparazione” per gli occhi:
-
Prelievo: Si preleva un semplice campione di sangue dal paziente.
-
Riprogrammazione (iPS): Le cellule del sangue vengono riportate a uno stadio “embrionale” (cellule staminali pluripotenti indotte), capaci di diventare qualsiasi tipo di cellula del corpo.
-
Differenziazione: In laboratorio, queste staminali vengono istruite a diventare cellule sane dell’epitelio pigmentato retinico (RPE), lo strato che nutre i fotorecettori e la cui degenerazione causa la perdita della vista.
-
Trapianto: Le nuove cellule sane vengono trapiantate nella retina del paziente per bloccare o invertire il danno.
La degenerazione maculare (AMD): un’emergenza sociale
La patologia colpisce la parte centrale della retina (la macula), impedendo attività quotidiane come leggere, guidare o riconoscere i volti.
-
In Italia: Ha già causato la cecità totale a 60.000 persone.
-
In Europa: Colpisce il 12,3% degli over 45; entro il 2040 si stimano 26 milioni di casi.
-
La forma secca: È quella su cui si concentra il progetto L.U.C.Y., per la quale attualmente non esistono cure definitive efficaci.
Una collaborazione internazionale d’eccellenza
Il progetto è il risultato di una partnership strategica tra eccellenze mondiali:
-
Fondazione Banca degli Occhi del Veneto: Primo centro al mondo per la distribuzione di staminali corneali ricostruite in vitro.
-
National Eye Institute (USA): L’équipe di Kapil Bharti, che ha già ottenuto l’approvazione FDA per i primi test negli Stati Uniti.
-
Centri clinici italiani: Una cordata di ospedali all’avanguardia che gestirà la sperimentazione sul territorio nazionale.
Orizzonte temporale e speranze
Sebbene il progetto sia già in fase di validazione presso gli enti regolatori italiani, gli esperti invitano alla prudenza: il percorso della ricerca è stimato in almeno dieci anni di lavoro prima di diventare una terapia consolidata. “È una strada lunga e tortuosa”, spiega Stefano Ferrari (Direttore Ricerca della Fondazione), “ma coinvolgere i centri italiani in questa fase pionieristica è già un risultato straordinario per il nostro Paese”.







