Mangiacavalli (FNOPI) e il Ministro Schillaci annunciano nuove lauree magistrali per rendere la professione più attrattiva e frenare la fuga all’estero.
ROMA – In occasione della Giornata Internazionale dell’Infermiere 2026, il sistema sanitario italiano lancia un segnale di profondo rinnovamento. L’obiettivo è chiaro: recuperare i circa 40.000 professionisti italiani che oggi lavorano all’estero e rendere la carriera infermieristica una scelta di prestigio per le nuove generazioni.
La rivoluzione della formazione: tre nuove lauree
La novità principale riguarda l’approvazione dei decreti del Ministero dell’Università che introducono tre percorsi di laurea magistrale specialistica a indirizzo clinico:
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Cure Primarie e Infermieristica di Famiglia e Comunità: per potenziare l’assistenza sul territorio.
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Cure Neonatali e Pediatriche: per la specializzazione nell’area materno-infantile.
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Cure Intensive e nell’Emergenza: per gestire le criticità ospedaliere.
Barbara Mangiacavalli, presidente della FNOPI, ha sottolineato come l’estero oggi attragga i nostri talenti perché ne valorizza le competenze e offre ritorni economici migliori. “Vogliamo riportare a casa queste eccellenze”, ha dichiarato, evidenziando che un Paese longevo come l’Italia non può più prescindere da un’assistenza infermieristica avanzata.
Le misure del Governo
Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo al convegno celebrativo a Roma, ha ribadito l’impegno dell’esecutivo nel dare risposte concrete a una categoria spesso stanca e sottopagata. Tra i punti chiave citati dal Ministro:
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Valorizzazione economica: incremento dell’indennità di specificità infermieristica e detassazione degli straordinari.
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Assunzioni: stanziamento di nuove risorse nell’ultima Legge di Bilancio per rafforzare gli organici.
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Sicurezza e Carriera: creazione di percorsi di crescita chiari e protezione degli operatori sul posto di lavoro.
Un secolo di assistenza
Le celebrazioni per il centenario dell’infermieristica hanno ricordato come questa figura sia passata dall’essere un mero esecutore a diventare un protagonista attivo delle cure, punto di riferimento insostituibile per pazienti e famiglie. La sfida attuale resta il burnout (che colpisce 1 operatore su 2) e la necessità di colmare una carenza di personale che mette a rischio la tenuta del sistema sanitario nazionale.







