Nonostante il Sistema Sanitario Nazionale chieda a gran voce nuovi dirigenti e formatori, l’interesse verso le Lauree Magistrali delle Professioni Sanitarie sembra subire una battuta d’arresto. I dati per l’anno accademico 2024/2025 delineano un paradosso: le Università aprono le porte a più studenti, ma i professionisti che decidono di proseguire gli studi sono sempre meno.
I numeri del 2024: il calo delle domande
Quest’anno, a fronte di un aumento dei posti a bando del +6,5% (da 3.699 a 3.940), si è registrato un calo delle domande di ammissione di circa il 10%.
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Candidati totali: 13.957 professionisti per 3.940 posti.
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Rapporto Domande/Posto (D/P): sceso a 3,5 (rispetto al 4,2 dello scorso anno).
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Classe Regina: l’area Infermieristica e Ostetrica assorbe da sola il 54% dei posti (2.147), ma vede le domande calare dell’8,7%.
Analisi per Classe di Laurea: tra crisi e qualche eccezione
Il calo non è omogeneo e rivela dinamiche diverse tra le varie aree specialistiche:
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Riabilitazione & Prevenzione: le flessioni più marcate, con un -20,1% per la Riabilitazione e un -22,9% per la Prevenzione.
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Area Tecnico-Diagnostica: in controtendenza, segna un +14,4% di domande, spinto anche dall’apertura di nuovi corsi a Catanzaro e Cagliari.
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Area Tecnico-Assistenziale: calo contenuto del -7,1%.
Geografia del calo: le Regioni a confronto
La mappa dell’attrattività formativa mostra un’Italia spaccata. Mentre il Molise (+87%), la Sardegna (+47%) e l’Umbria (+15,7%) vedono crescere l’interesse, le “grandi” regioni del Nord e del Centro arretrano drasticamente:
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Liguria: -32,4%
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Marche: -31,9%
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Puglia: -22,8%
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Veneto: -19,1%
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Emilia-Romagna & Toscana: circa -16%
Un divario strutturale: perché mancano i candidati?
Il dato più allarmante riguarda il mismatch tra offerta formativa e fabbisogno reale. La Conferenza Stato-Regioni stima un bisogno di oltre 10.500 dirigenti e docenti, ma le Università riescono a bandire meno di 4.000 posti. Tuttavia, anche questi pochi posti faticano a essere “ambiti”.
Le ragioni ipotizzate dagli esperti risiedono nella scarsa attrattività delle carriere:
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Stagnazione retributiva: il titolo magistrale spesso non si traduce in un immediato e significativo aumento di stipendio.
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Responsabilità crescenti: a fronte di incarichi dirigenziali, le tutele e i carichi di lavoro scoraggiano molti professionisti già attivi.
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Mancanza di sbocchi: in molti contesti clinici, le competenze avanzate non vengono ancora pienamente riconosciute o liberate a livello contrattuale.







