Parte dal Nord la sfida al tumore più diffuso tra gli uomini. Grazie a un protocollo gratuito e organizzato, la Lombardia fa da apripista: l’obiettivo è inserire lo screening della prostata nei livelli essenziali di assistenza (LEA) per coprire tutto il Paese.
In Italia, la prevenzione oncologica maschile sta vivendo una svolta storica. La Lombardia ha ufficialmente rotto gli indugi, lanciando il primo programma strutturato e gratuito per la diagnosi precoce del tumore alla prostata. Non si tratta più di esami fatti “a macchia di gatto” o su iniziativa del singolo, ma di un percorso sanitario coordinato che potrebbe presto diventare il punto di riferimento per l’intera nazione.
Come funziona il nuovo protocollo
Il metodo lombardo abbandona la confusione del passato per puntare su un percorso scientifico in tre step:
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Profilazione digitale: Si parte con un questionario online per valutare il profilo di rischio.
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Esame del sangue: Se ritenuto necessario, il paziente accede gratuitamente al test del PSA.
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Tecnologia avanzata: In caso di anomalie, si procede con la risonanza magnetica multiparametrica, riservando la biopsia solo ai casi strettamente indispensabili.
I numeri parlano chiaro: a fine 2025, ben 26.000 cittadini hanno risposto alla chiamata digitale, con oltre 20.000 persone giudicate idonee per l’approfondimento clinico.
La sfida culturale: gli uomini e la prevenzione
Il tumore alla prostata è il principale nemico della salute maschile in Italia, con una stima che oscilla tra i 40.000 e i 60.000 nuovi casi ogni anno e circa 6.000 decessi. Nonostante l’impatto epidemiologico sia enorme, la prevenzione resta un tabù per molti.
“Esiste ancora una forte resistenza culturale,” sottolinea Giuseppe Carrieri, presidente della Società Italiana di Urologia (SIU). “Gli uomini tendono a farsi controllare meno e spesso arrivano alla diagnosi quando il quadro clinico è già avanzato. C’è meno abitudine alla cura di sé rispetto alla popolazione femminile”.
Dalla sperimentazione regionale alla legge nazionale
Oggi la prevenzione organizzata è una realtà solo in poche aree virtuose, ma il traguardo è più ambizioso. “La Lombardia ha tracciato il sentiero,” spiega Carrieri, “ma per garantire il diritto alla salute in modo uniforme, questo test deve essere inserito nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza)“.
Solo con il riconoscimento nazionale, infatti, lo screening gratuito smetterà di essere un’eccellenza locale per trasformarsi in una tutela garantita a ogni cittadino italiano, da Nord a Sud. La sfida è lanciata: trasformare la Lombardia in un laboratorio di successo per salvare migliaia di vite su scala nazionale.







