PERSONALE SANITARIO: IL PIANO DELLE REGIONI PER STIPENDI EUROPEI E STOP ALLA FUGA DAL PUBBLICO

Per rilanciare l’attrattività del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e degli Enti locali non bastano piccoli aggiustamenti: serve una riforma economica e normativa profonda. È questo il messaggio della Conferenza delle Regioni, che ha approvato un documento unitario per orientare i prossimi rinnovi contrattuali. La richiesta al Governo è netta: incrementare in modo stabile il Fondo Sanitario Nazionale e vincolare queste risorse esclusivamente all’aumento dei salari, con l’obiettivo di allineare i medici italiani agli standard retributivi europei.

Valorizzazione economica e nuovi percorsi di carriera

Le Regioni sottolineano la necessità di superare gli attuali vincoli normativi che impediscono alle aziende sanitarie di premiare adeguatamente i propri professionisti. Le linee guida propongono un modello basato su:

  • Crescita professionale: percorsi di carriera chiari e meritocratici all’interno del sistema pubblico.

  • Welfare e sicurezza: potenziamento delle misure di salute sul lavoro e politiche di inclusione.

  • Incentivi per le zone disagiate: misure specifiche per chi opera in aree montane, isole o zone di confine, incluse agevolazioni per il disagio abitativo dei neoassunti fuori sede.

Emergenza infermieri e formazione

Un capitolo cruciale del documento riguarda la formazione infermieristica. La carenza di personale infermieristico è definita una minaccia concreta per la tenuta del sistema nel prossimo futuro. Per questo, le Regioni chiedono un impegno straordinario per sostenere i percorsi di studio e rendere queste professioni nuovamente appetibili per i giovani, evitando che il carico di lavoro e le basse retribuzioni spingano i neolaureati verso il settore privato o l’estero.

Verso un patto tra Stato e Regioni

Il documento, già consegnato al Ministro della Salute Orazio Schillaci, non vuole essere una semplice lista di rivendicazioni, ma la base per un piano d’azione congiunto. L’idea è quella di un “patto per il personale” che unisca misure organizzative, contrattuali e finanziarie. Solo attraverso un aumento strutturale delle risorse, avvertono le Regioni, sarà possibile attuare politiche perequative e garantire che il sistema pubblico resti competitivo e capace di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini.