PARKINSON: Al San Camillo di Roma il “pacemaker cerebrale” che restituisce l’autonomia

La lotta alla Malattia di Parkinson si arricchisce di una tecnologia d’avanguardia che promette di rivoluzionare la qualità della vita dei pazienti. Si tratta della Stimolazione Cerebrale Profonda (DBS – Deep Brain Stimulation), una tecnica neurochirurgica ad alta precisione recentemente introdotta all’Ospedale San Camillo di Roma. Il sistema, spesso definito come un “pacemaker del cervello”, agisce tramite l’invio di impulsi elettrici mirati alle aree cerebrali responsabili del controllo motorio, riducendo drasticamente tremori, rigidità e spasmi.

Come funziona la Deep Brain Stimulation

Il dispositivo si compone di un neurostimolatore impiantato sotto la clavicola e di sottili elettrodi posizionati nei nuclei profondi del cervello. Questi elettrodi inviano correnti elettriche che normalizzano i segnali neurali alterati dalla malattia. Oltre al Parkinson, questa metodica si sta dimostrando efficace nel trattamento di alcune forme di epilessia ed è attualmente oggetto di studio per gravi patologie psichiatriche.

Chirurgia da svegli e precisione millimetrica

Uno degli aspetti più straordinari di questo intervento è la modalità di esecuzione. La prima fase, ovvero il posizionamento degli elettrodi in nuclei grandi appena pochi millimetri, avviene spesso in “awake surgery”. Il paziente rimane sveglio e, pur non provando alcun dolore, interagisce con il neurologo per verificare in tempo reale l’efficacia della stimolazione. Per muoversi con precisione assoluta all’interno del cranio, il chirurgo utilizza un neuronavigatore, una sorta di GPS che trasforma le immagini di TAC e Risonanza Magnetica in una mappa interattiva.

Chi sono i candidati ideali

Nonostante i grandi benefici, la DBS non è una soluzione adatta a tutti. Secondo Riccardo Antonio Ricciuti, primario di Neurochirurgia al San Camillo, la tecnica riguarda circa il 20% dei pazienti. I candidati ideali sono generalmente persone sotto i 70 anni che, pur avendo risposto bene alla terapia con dopamina nel tempo, hanno iniziato a manifestare effetti collaterali invalidanti legati alla cinetica del farmaco. La selezione e il monitoraggio del paziente richiedono un team multidisciplinare d’eccellenza che vede collaborare neurochirurghi, neurologi, neuroanestesisti e neuropsicologi.

Un nuovo standard per la sanità del Centro-Sud

L’introduzione della DBS al San Camillo rappresenta un traguardo fondamentale per la sanità pubblica laziale, essendo l’unico presidio della regione a offrire questa metodica. I vantaggi per chi si sottopone all’intervento sono tangibili: una drastica riduzione del carico farmacologico, il recupero di una maggiore autonomia quotidiana e un significativo alleggerimento del compito dei caregiver. Questo approccio integrato non solo migliora la vita del singolo, ma genera ricadute positive sull’intero sistema sanitario grazie a una gestione più efficiente e moderna delle patologie del movimento.