La musica nel cervello dei neonati: quando inizia la danza?

Il legame tra musica e movimento è una delle caratteristiche più profonde della natura umana, ma come e quando iniziamo a “ballare”? Uno studio coordinato dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Roma, pubblicato sulla rivista eLife, svela che la capacità di elaborare la musica emerge molto prima di quella di muoversi a tempo, tracciando un percorso di maturazione che si evolve nel corso del primo anno di vita.

La doppia anima della musicalità

La musicalità si fonda su due pilastri che si sviluppano in tempi diversi:

  1. Componente sensoriale: La capacità di percepire, riconoscere e prestare attenzione alla struttura musicale.

  2. Componente motoria: La capacità di rispondere con movimenti spontanei e, successivamente, coordinati al ritmo.

Il team di ricerca, guidato da Giacomo Novembre del Center for Life Nano- & Neuro-Science dell’IIT, ha analizzato 79 bambini di 3, 6 e 12 mesi per capire come queste due componenti interagiscano nel cervello in crescita.

Cosa accade nel primo anno di vita?

Attraverso l’uso dell’elettroencefalografia (EEG) per monitorare l’attività cerebrale e sistemi avanzati di tracciamento video (DeepLabCut) per analizzare i movimenti, i ricercatori hanno fatto una scoperta chiave:

  • A 3 e 6 mesi: I bambini riconoscono già la “musica” (preferendola a sequenze di note rimescolate prive di struttura), ma questa percezione non si traduce ancora in un aumento di movimenti spontanei. Il cervello è attento, ma il corpo non ha ancora attivato la risposta motoria legata al suono.

  • A 12 mesi: La situazione cambia. I bambini mostrano una quantità significativamente maggiore di movimenti spontanei in risposta alla musica rispetto a quella rimescolata. Questi movimenti coinvolgono prevalentemente la parte superiore del corpo e le braccia (oscillazioni laterali, proto-battiti, movimenti circolari).

Il ruolo del cervello: la via uditiva dorsale

Perché i bambini di un anno riescono a rispondere con movimenti complessi mentre quelli più piccoli no? La risposta, secondo la ricercatrice Trinh Nguyen, risiede nella maturazione della via uditiva dorsale, un circuito neurale considerato fondamentale per trasformare gli stimoli uditivi in azioni motorie ritmiche. Questa maturazione consente gradualmente al sistema nervoso di controllare gruppi muscolari sempre più complessi.

Il mistero del “ritmo”

Un dato sorprendente emerso dalla ricerca è che, entro i 12 mesi di vita, nessun bambino coordina i propri movimenti con il ritmo della musica. Nonostante l’aumento dei movimenti spontanei, la capacità di “andare a tempo” è un traguardo dello sviluppo motorio che viene raggiunto solo successivamente.

“Abbiamo dimostrato che, analogamente all’elaborazione uditiva, anche il movimento in risposta alla musica emerge precocemente — spiega Giacomo Novembre — Questo riflette una predisposizione biologica che, pur essendo ancora immatura, getta le basi per i futuri comportamenti simili alla danza.”

Lo studio rappresenta un tassello fondamentale per comprendere come il nostro cervello impari, fin dalle prime settimane di vita, a tradurre la bellezza della musica in espressione corporea, aprendo la strada a future ricerche che esploreranno l’evoluzione di questa capacità dopo il primo anno di età.