Ictus e obesità: il rischio raddoppia per i giovani, allarme per 1,8 milioni di casi precoci

I risultati finali del progetto europeo AI-MIND, presentati a Roma, tracciano una nuova mappa del rischio demenza nel continente, rivelando una netta spaccatura tra le popolazioni del Nord e del Sud Europa. Lo studio, che ha seguito oltre mille soggetti con disturbo cognitivo lieve (MCI), ha evidenziato come il monitoraggio precoce sia la chiave per prevedere l’evoluzione della malattia.

Nell’arco di soli due anni, il 10% dei partecipanti è progredito verso una forma di demenza conclamata, mentre un altro 20% ha subito un peggioramento clinico significativo, pur restando nella fascia del disturbo lieve. Questi dati sottolineano quanto sia sottile e pericoloso il confine tra il normale invecchiamento e la patologia.


La frattura geografica del rischio

Il dato più sorprendente emerso dalle analisi coordinate dal Prof. Paolo Maria Rossini dell’IRCCS San Raffaele riguarda la maggiore vulnerabilità biologica riscontrata nei paesi scandinavi rispetto all’area mediterranea.

  • Genetica e Biomarcatori: Nel Nord Europa (Oslo e Helsinki) è stata rilevata una presenza molto più frequente della variante genetica APOE ε4, il principale fattore di rischio per l’Alzheimer.

  • Indicatori nel sangue: Nelle coorti nordiche sono stati trovati livelli più alti di proteine tossiche (p-tau181 e p-tau217) nel plasma, indipendentemente dall’età o dal livello di istruzione.

  • Fattori di sistema: Le differenze non sono solo biologiche, ma dipendono anche dalla diversa organizzazione dei sistemi sanitari e dalle strategie diagnostiche adottate nei vari Paesi.


L’Intelligenza Artificiale come “sentinella”

Il progetto AI-MIND, finanziato con 14 milioni di euro, punta a trasformare questa enorme mole di dati (elettroencefalogrammi, test genetici e analisi del sangue) in uno strumento predittivo universale.

L’obiettivo è creare algoritmi di intelligenza artificiale capaci di identificare con precisione chirurgica chi, tra i 10 milioni di europei con disturbo cognitivo lieve (di cui quasi un milione solo in Italia), sia effettivamente destinato a sviluppare l’Alzheimer. Questo permetterebbe di intervenire anni prima della comparsa dei sintomi gravi, quando il cervello ha ancora margini di recupero o stabilizzazione.


Verso un’assistenza europea armonizzata

Secondo gli esperti, la sfida del futuro non sarà solo scientifica ma anche politica: è necessario uniformare i percorsi di diagnosi tra i diversi Stati per garantire a ogni cittadino europeo, da Roma a Oslo, lo stesso diritto a una rilevazione precoce e accurata.

Dato dello studio AI-MIND Valore Rilevato
Progressione in demenza (24 mesi) 10%
Declino cognitivo consistente 20%
Soggetti con MCI in Italia > 950.000
Soggetti con MCI in Europa ~ 10 milioni