Gemini said Scontro sulle Liste d’Attesa: il Governo scende in campo contro i ricorsi di Toscana e Campania

Il braccio di ferro tra lo Stato e alcune Regioni sulla gestione della sanità pubblica si sposta nelle aule della Corte Costituzionale. Il Consiglio dei Ministri, presieduto da Giorgia Meloni, ha deliberato formalmente l’intervento nei giudizi di legittimità costituzionale promossi dalle Regioni Toscana e Campania contro il Decreto Liste d’Attesa (DL n. 73/2024).

Al centro della contesa c’è l’articolo 5 (commi 1 e 2) del provvedimento, che introduce misure urgenti per la riduzione dei tempi delle prestazioni sanitarie. Secondo le Regioni ricorrenti, tali norme lederebbero l’autonomia regionale in materia di organizzazione sanitaria, invadendo competenze che la Costituzione assegna ai territori.

Il nodo del contendere: l’Articolo 5

Il Governo difende la legittimità dell’intervento, ritenendolo necessario per garantire i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Nello specifico, l’articolo contestato prevede:

  • Monitoraggio centrale: Un sistema più rigido di controllo sui tempi di attesa delle singole aziende sanitarie.

  • Poteri sostitutivi: Meccanismi che permettono allo Stato di intervenire qualora le Regioni non rispettino gli obiettivi di riduzione delle liste.

  • Integrazione pubblico-privato: Disposizioni per ottimizzare l’uso delle strutture accreditate per smaltire le code.

Verso il giudizio della Consulta

La decisione del Cdm di resistere in giudizio conferma la linea dura del Governo sulla riforma: la riduzione delle liste d’attesa è considerata una priorità nazionale che giustifica un coordinamento centrale più stringente. Toscana e Campania, di contro, sostengono che lo Stato non possa imporre modelli organizzativi così dettagliati senza violare l’articolo 117 della Costituzione.

La Corte Costituzionale sarà ora chiamata a stabilire se il Decreto Liste d’Attesa rappresenti un legittimo esercizio del potere di coordinamento statale o un’indebita ingerenza nell’amministrazione regionale della salute.