L’Unità di Ginecologia del Morgagni-Pierantoni assiste 700 donne ogni anno. Il primario Luca Savelli: “Non è più uno stigma, ma serve una diagnosi precoce e terapie ‘su misura’.”
L’endometriosi non è solo una diagnosi medica; per molte donne è una sfida quotidiana che impatta sulla vita professionale, intima e sociale. In occasione di marzo, mese dedicato alla consapevolezza su questa patologia, i riflettori si accendono sull’Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì, dove un ambulatorio specializzato accoglie circa 700 pazienti l’anno, offrendo non solo eccellenza clinica, ma un approccio profondamente umano.
Il professor Luca Savelli, primario di Ginecologia e Ostetricia, spiega come sta cambiando il modo di affrontare questa “malattia invisibile” che colpisce una donna su nove.
Cos’è l’endometriosi: una “camaleonte” dei tessuti
L’endometriosi si manifesta quando il tessuto che normalmente riveste l’interno dell’utero (endometrio) cresce all’esterno di esso. Può colonizzare ovaie, intestino, vescica e persino i legamenti uterini.
“È una condizione estremamente variabile,” spiega il Professor Savelli. “Possiamo trovare pazienti del tutto asintomatiche che scoprono la malattia per caso, e donne che invece soffrono di dolori invalidanti che richiedono interventi complessi.”
I numeri e i segnali d’allarme
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Diffusione: Colpisce circa l’11% delle donne in età fertile.
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Sintomi comuni: Dolore pelvico cronico, gonfiore addominale, stanchezza.
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Infertilità: Si stima che il 30-50% delle donne con endometriosi possa avere difficoltà a concepire.
Dalla diagnosi alla terapia “Sartoriale”
Uno dei problemi storici dell’endometriosi è il ritardo diagnostico. Oggi, però, gli strumenti sono cambiati. Secondo Savelli, la conferma arriva solitamente attraverso un’ecografia ginecologica transvaginale eseguita da personale esperto, dopo un attento ascolto della storia della paziente.
Un trattamento personalizzato
Non esiste una cura standard. Il team di Forlì punta sulla personalizzazione:
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Terapia Medica: Farmaci scelti in base al metabolismo, all’età e al desiderio di maternità della donna.
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Sorveglianza Attiva: Monitoraggio costante tramite ecografia per i casi meno aggressivi.
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Chirurgia Mini-invasiva: Quando l’operazione è inevitabile, si predilige la laparoscopia (piccole incisioni di 5 mm). In casi specifici, come nelle pazienti obese, entra in gioco la chirurgia robotica per massimizzare la precisione e ridurre i tempi di recupero.
L’aspetto emotivo: “Curare la persona, non solo l’organo”
Il vero punto di forza dell’ambulatorio forlivese sembra essere l’approccio psicologico. Molte donne arrivano in reparto cariche di ansie e reduci da anni di dolori non compresi.
“Abbiamo lavorato molto sull’empatia,” sottolinea il primario. “Il nostro obiettivo è rassicurare le pazienti, alleviare le loro angosce e far capire che oggi, grazie alle nuove terapie, è possibile raggiungere un’ottima qualità di vita.”
Come convivere con la patologia?
L’endometriosi richiede un monitoraggio che accompagna la donna per tutta la vita fertile, fino alla menopausa. La chiave per una vita serena resta la prevenzione secondaria: controlli regolari con ginecologi specializzati permettono di gestire i sintomi prima che diventino invalidanti.







