La sanità laziale è scossa da un’ondata di violenza senza precedenti. In soli tre giorni, tre diverse strutture ospedaliere sono state teatro di aggressioni brutali contro il personale sanitario, spingendo le principali sigle sindacali (tra cui Aaroi-Emac, Anaao Assomed, Cimo Fesmed, Cisl Medici, FVM e Uil-Fpl) a denunciare una situazione ormai totalmente fuori controllo. L’ultimo episodio, avvenuto all’ospedale di Tivoli, ha superato la soglia dell’immaginabile: un paziente, appena salvato da un infarto in terapia intensiva cardiologica, ha staccato i macchinari vitali e si è scagliato contro medici, infermieri e addetti alla sicurezza, ferendo cinque persone.
Una scia di violenza da Roma a Rieti
L’episodio di Tivoli non è un caso isolato, ma l’apice di una settimana critica. Pochi giorni prima, scene di simile follia si erano registrate al Pronto Soccorso dell’Ospedale Vannini di Roma e nel reparto di Psichiatria di Rieti. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, ci troviamo di fronte a un fenomeno sistemico che mette a rischio non solo l’incolumità di chi cura, ma la stabilità stessa del Servizio Sanitario Nazionale. “Lavorare in sanità non può significare rischiare la vita ogni giorno”, sottolineano i sindacati in una nota congiunta.
Il pacchetto di richieste alla Regione Lazio
Di fronte a quella che viene definita un’emergenza improcrastinabile, le organizzazioni sindacali hanno chiesto l’apertura immediata di un tavolo di confronto con la Regione Lazio. Le proposte sul tavolo sono nette e mirano a interventi strutturali piuttosto che a semplici palliativi:
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Vigilanza dedicata: l’introduzione di protocolli di sicurezza stringenti e sistemi di allarme nei reparti considerati ad alto rischio.
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Percorsi differenziati: la creazione di protocolli specifici per la gestione di pazienti con alterazioni psichiche o comportamentali.
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Tutele legali: un inasprimento delle sanzioni civili e penali per chi aggredisce il personale in servizio.
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Trasparenza: l’istituzione di un monitoraggio pubblico e costante del fenomeno per identificare le falle del sistema.
Solidarietà e impegno per il futuro
Mentre esprimono la massima solidarietà ai colleghi feriti, i sindacati ribadiscono che la battaglia per la sicurezza è appena iniziata. La richiesta è chiara: servono investimenti nella prevenzione e una campagna di sensibilizzazione culturale che restituisca dignità e rispetto alla figura dell’operatore sanitario. Il rischio, avvertono le sigle, è la fuga del personale dalle aree critiche, un danno che ricadrebbe inevitabilmente sulla qualità dell’assistenza per tutti i cittadini.







