DISABILITÀ E RSA: LA FAND BOCCIA L’EMENDAMENTO SULLE SPESE SOCIO-ASSISTENZIALI

Si accende lo scontro politico e sociale sul Ddl prestazioni sanitarie. La Federazione Fand (Associazioni nazionali delle Persone con disabilità) ha espresso, tramite il suo Presidente Nazaro Pagano, una ferma opposizione all’emendamento n.13.0.400 presentato in Senato. La norma in questione punta a separare nettamente le spese sanitarie da quelle socio-assistenziali per i disabili gravi ricoverati nelle RSA, lasciando queste ultime a totale carico delle famiglie.

Il nodo del contrasto: “Le cure sono un tutt’uno”

Secondo la Fand, la distinzione tra cure mediche e assistenza sociale è artificiale e pericolosa quando si parla di disabilità gravissima. La Federazione solleva due obiezioni principali:

  • Il contrasto con la Cassazione: Una recente sentenza (19 dicembre 2024) ha ribadito che, in contesti di fragilità estrema, le prestazioni sono inscindibili e devono essere garantite dal sistema pubblico.

  • Il “Progetto di Vita” a rischio: L’emendamento sembrerebbe ignorare il recente Dlgs n. 62/2024, che ha introdotto il concetto di “budget di progetto” per sostenere i percorsi individuali di vita dei disabili, elevandoli a livelli essenziali di assistenza (LEA).

Un onere insostenibile per le famiglie

Lasciare le spese socio-assistenziali (come l’aiuto nelle attività quotidiane, l’igiene e il supporto relazionale) a carico dei privati significherebbe, per molte famiglie, affrontare costi insostenibili. Per la Fand, queste prestazioni non sono un “extra”, ma costituiscono la base stessa della dignità e della sopravvivenza dei pazienti ricoverati.

“Questi progetti individuali costituiscono livelli complessivi ed essenziali di assistenza e non possono essere frammentati o scaricati sui cittadini”, ha ribadito Pagano.