Cuore fermo per 45 minuti: il miracolo tecnologico dell’ECMO alle Molinette di Torino

Il confine tra la vita e la morte è stato riscritto a Torino, dove un uomo di 47 anni è tornato alla vita dopo un arresto cardiaco durato ben 45 minuti. Andrea si trovava in casa quando il suo cuore ha smesso improvvisamente di battere a causa di un’aritmia maligna. La tempestività della fidanzata, che ha immediatamente avviato le manovre di rianimazione seguendo le indicazioni dei soccorsi, ha rappresentato il primo, fondamentale anello di una catena di salvataggio che ha visto nella tecnologia ECMO il suo culmine scientifico.

Nonostante l’intervento del 118 e i ripetuti tentativi di defibrillazione, il cuore di Andrea è rimasto inerte, configurando quello che i medici definiscono “arresto cardiaco refrattario”. In scenari simili, le speranze di sopravvivenza sono storicamente minime, poiché il massaggio cardiaco prolungato raramente riesce a garantire un esito positivo senza danni neurologici. Tuttavia, la rianimazione non è mai stata interrotta: durante il trasporto verso l’ospedale Molinette, il personale sanitario ha mantenuto costante il supporto vitale, preparando il terreno per un intervento d’emergenza di altissima complessità.

La tecnologia che sostituisce il cuore

Al suo arrivo al Pronto Soccorso, l’equipe medica ha deciso di percorrere l’ultima frontiera della medicina d’urgenza: l’ECMO (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation). Si tratta di una macchina per la circolazione extracorporea capace di sostituire temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni. Collegando il paziente a questo dispositivo, i medici sono riusciti a garantire l’ossigenazione del cervello e degli organi vitali, permettendo al cuore di “riposare” e ai cardiologi di intervenire sulla causa scatenante dell’arresto senza la pressione del tempo.

Un nuovo standard per la medicina d’urgenza

Il successo di questo intervento è il frutto di un programma avanzato attivo da circa cinque anni presso la Città della Salute di Torino, coordinato dalla dottoressa Marinella Zanierato e dal professor Mauro Rinaldi. Questa sinergia tra la rianimazione del Pronto Soccorso e il reparto di Cardiochirurgia ha trasformato radicalmente le statistiche di sopravvivenza. Se con le manovre standard le possibilità di salvezza in caso di arresto refrattario sono inferiori al 10%, l’introduzione dell’ECMO ha innalzato questa quota al 50%.

I numeri di un’eccellenza in crescita

I dati relativi al biennio 2024-2025 confermano l’efficacia del protocollo torinese: su 16 pazienti giunti in ospedale in condizioni critiche dall’ambiente extraospedaliero, ben 8 sono sopravvissuti grazie all’integrazione tra soccorso territoriale e tecnologie ospedaliere d’avanguardia. La storia di Andrea non è dunque solo un caso isolato di cronaca a lieto fine, ma la dimostrazione di come l’organizzazione clinica e l’innovazione tecnologica possano trasformare un evento apparentemente senza uscita in una reale opportunità di rinascita.

(fonte in SaluteNews)