Un’ampia analisi internazionale fa luce sul legame tra alimentazione e tumori, rivelando un quadro complesso e ricco di sfumature. Non esiste una risposta univoca: molto dipende dal tipo di cancro e dall’equilibrio dei nutrienti.
Il dibattito sul rapporto tra ciò che mangiamo e il rischio di sviluppare un tumore è sempre acceso. Spesso si sente dire che le diete vegetariane e vegane, eliminando la carne, offrano uno scudo protettivo universale contro il cancro. Ma è davvero così? La scienza ci dice che la realtà è molto più complessa di una semplice equazione “no carne = no cancro”.
Mentre la letteratura scientifica concorda sul fatto che le diete a base vegetale, se ben pianificate, siano salutari e adeguate dal punto di vista nutrizionale, persistono incertezze su come queste influenzino specificamente il rischio di diverse forme tumorali. Per fare chiarezza, un team internazionale di ricercatori ha unito le forze nel Cancer Risk in Vegetarians Consortium, realizzando la più vasta sintesi prospettica finora disponibile su questo tema.
Lo studio: numeri e metodi
L’analisi, pubblicata sul prestigioso British Journal of Cancer, ha armonizzato i dati individuali di nove grandi studi condotti in Europa, Stati Uniti e Asia, coinvolgendo un totale impressionante di 1.817.477 partecipanti. I dati provengono da quattro Paesi chiave: Regno Unito, Stati Uniti, Taiwan e India.
I ricercatori hanno suddiviso i partecipanti in cinque gruppi dietetici, basandosi sul consumo di alimenti di origine animale:
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Consumatori di carne (90,5%): Il gruppo di riferimento, che assumeva carne rossa e/o trasformata.
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Consumatori di solo pollame (3,1%): Escludevano carne rossa e trasformata, ma mangiavano pollo e simili.
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Pescetariani (2,4%): Niente carne né pollame, ma sì al pesce.
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Vegetariani (3,5%): Escludevano carne e pesce, ma consumavano latticini e/o uova.
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Vegani (0,5%): Non consumavano alcun prodotto di origine animale.
È fondamentale sottolineare, come precisato dagli esperti, che i risultati indicano associazioni osservate e non dimostrazioni di causa-effetto. “Studi di queste dimensioni sono preziosi perché ampliano i dati disponibili, offrendo spunti per nuove indagini, ma non consentono di stabilire rapporti di causa-effetto”, avverte la dottoressa Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e supervisore scientifico per Fondazione Umberto Veronesi ETS.
Ecco i risultati principali emersi per le diverse tipologie di tumore analizzate.
Tumori dell’apparato digerente: luci e ombre
Colon-retto
Le principali autorità sanitarie internazionali (IARC e WCRF/AICR) hanno già stabilito che il rischio di tumore del colon-retto aumenta con il consumo di carne lavorata ed è probabilmente associato anche alla carne rossa non lavorata. Ci si aspetterebbe quindi una netta riduzione del rischio nei gruppi che escludono la carne.
Tuttavia, lo studio ha osservato che, rispetto ai consumatori di carne, il rischio era inferiore del 15% solo nei pescetariani. Sorprendentemente, non sono emerse differenze significative nei vegetariani, mentre nei vegani il rischio è risultato superiore del 40%.
Questo dato “anomalo” sui vegani va interpretato con estrema cautela, poiché si basa su un numero basso di casi. Gli autori suggeriscono che non sia legato all’assenza di carne in sé, ma ad altri fattori. I vegani, infatti, presentavano i consumi più bassi di alcol (fattore di rischio noto) e i più alti di fibre e cereali integrali (associati a protezione).
Un’ipotesi cruciale riguarda l’apporto di calcio: i vegani avevano le assunzioni più basse tra tutti i gruppi, inferiori alle raccomandazioni. Latticini e calcio sono considerati probabili fattori protettivi contro questo tumore. Anche i bassi livelli di acidi grassi omega-3 a catena lunga potrebbero giocare un ruolo.
Esofago
Per quanto riguarda il carcinoma squamoso dell’esofago, i vegetariani hanno mostrato un rischio quasi raddoppiato rispetto ai consumatori di carne. In passato, regimi poveri di proteine animali e di alcuni micronutrienti sono stati ipotizzati come fattori contribuenti in aree ad alta incidenza. In particolare, riboflavina e zinco, più abbondanti nei cibi animali, potrebbero essere rilevanti per l’integrità del tessuto esofageo.
Pancreas
Il ruolo della dieta nel tumore del pancreas rimane poco chiaro. In questa analisi, i vegetariani hanno mostrato un rischio inferiore di circa il 21%, un dato che suggerisce una possibile protezione. Tuttavia, l’associazione si attenua se si analizzano solo i non fumatori. Data la relativa rarità di questo tumore e il numero limitato di casi, il risultato va interpretato con prudenza.
Tumori di reni, prostata e sangue: alcuni segnali positivi
Reni
Sia i pescetariani sia i vegetariani hanno mostrato riduzioni significative del rischio di tumore del rene, rispettivamente del 27% e 28%. Precedenti ricerche hanno riportato concentrazioni più basse, in questi gruppi, di un biomarcatore associato al rischio di questo carcinoma. Inoltre, si ipotizza che elevati apporti di proteine animali possano avere effetti sfavorevoli sulla salute renale.
Prostata
Il rischio di tumore della prostata è risultato inferiore del 7% nei consumatori di solo pollame e del 12% nei vegetariani. Anche in questo caso, però, l’associazione si indebolisce limitando l’analisi ai non fumatori, suggerendo prudenza. Una possibile spiegazione risiede nell’ipotesi che un minore apporto di proteine animali possa ridurre i livelli di IGF-I, un fattore di crescita associato all’aumento del rischio.
Tumori del sangue
Per quanto riguarda il mieloma multiplo, i vegetariani hanno mostrato una riduzione del rischio del 31% rispetto ai consumatori di carne. Le evidenze precedenti sul ruolo della dieta in questo tumore sono limitate, con l’obesità come unico fattore dietetico attualmente riconosciuto associato al rischio. Non sono emerse differenze significative per linfoma non-Hodgkin e leucemia.
Tumore al seno e il ruolo del peso corporeo
Per il tumore della mammella, il rischio è risultato più basso di circa il 7% nelle pescetariane e di circa il 9% nelle vegetariane, soprattutto dopo la menopausa. Tuttavia, queste differenze si attenuano notevolmente dopo aver tenuto conto dell’Indice di Massa Corporea (IMC).
Questo solleva un punto cruciale sui limiti dello studio: “Le differenze tra i gruppi dietetici si intrecciano con stile di vita, caratteristiche metaboliche e altri elementi che non sempre possono essere isolati con precisione”, commenta Dogliotti. “In quasi tutte le coorti, vegetariani e vegani avevano in media un peso corporeo inferiore rispetto ai consumatori di carne. Poiché l’eccesso di adiposità è un fattore di rischio noto per diversi tumori, una parte delle differenze osservate potrebbe essere legata anche a questo aspetto”.
Cosa ci insegna questa ricerca
“Non possiamo concludere che l’esclusione totale dei prodotti animali rappresenti in automatico una protezione assoluta contro tutti i tumori”, chiarisce la dottoressa Dogliotti. Questo studio offre un quadro molto più sfumato.
Cosa rimane valido? Le raccomandazioni consolidate delle attuali linee guida per una sana alimentazione non vengono messe in discussione: limitare il consumo di carne rossa e trasformata e privilegiare un’alimentazione ricca di vegetali. Il pesce, inoltre, presenta un profilo lipidico diverso che sembra offrire alcuni vantaggi specifici.
Qual è il messaggio chiave? Oggi, la scelta di escludere del tutto i prodotti animali sembra avere motivazioni soprattutto etiche e di sostenibilità, piuttosto che preventive sul piano puramente oncologico. Questo non significa che una dieta vegana ben pianificata (che garantisca uno stato nutrizionale ottimale) comporti rischi maggiori. Significa, però, che non può essere considerata, sulla base di questi dati, una strategia di prevenzione universale e automatica contro il cancro.







