Dall’Argentina al mare aperto: un patogeno veicolato dai roditori scatena il panico a bordo. Esperti al lavoro per tracciare il contagio, mentre il lungo periodo d’incubazione complica le indagini.
TERAMO – Non è una nuova CoViD-19, ma i segnali non vanno sottovalutati. Il focolaio di Hantavirus esploso sulla nave da crociera olandese “MV Hondius” ha riacceso i riflettori sulle malattie emergenti e sulla fragilità dei confini sanitari globali. Con tre decessi già accertati e una complessa rete di contatti da monitorare, la comunità scientifica analizza i rischi di un virus che si nasconde per settimane prima di colpire.
Il Prof. Giovanni Di Guardo, patologo veterinario di chiara fama, sottolinea come questo evento rappresenti un caso scuola di quanto la salute umana sia legata a quella animale.
L’identikit del killer: il ceppo “Andes”
Il responsabile del focolaio sarebbe il ceppo virale Andes (ANDV). A differenza di molti altri membri della famiglia degli Hantavirus, il ceppo Andes è tristemente noto per una caratteristica rara: la capacità di trasmettersi da uomo a uomo.
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L’origine: Il serbatoio naturale è il topo pigmeo del riso a coda lunga, endemico del Sudamerica.
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La trasmissione: Avviene solitamente tramite il contatto con saliva, urine o feci di roditori infetti.
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I sintomi: Il virus può causare la HCPS (Sindrome Cardio-Polmonare da Hantavirus), una grave forma respiratoria che può risultare fatale.
Il “fattore tempo”: un’incubazione invisibile
Ciò che preoccupa maggiormente gli epidemiologi è la “finestra di invisibilità” del virus. L’Hantavirus possiede infatti tempi di latenza eccezionalmente lunghi:
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Incubazione prolungata: Il virus può restare silente nell’organismo per oltre 6 settimane.
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Fase asintomatica: Durante questo periodo, il soggetto può già essere contagioso senza mostrare alcun segno di malattia.
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Ambienti chiusi: Su una nave da crociera, il sovraffollamento e il ricircolo d’aria creano le “condizioni favorenti” perfette per la diffusione del patogeno durante la fase asintomatica.
“Ben si comprende allora come l’agente virale possa andare a colpire altri individui in presenza di sovraffollamento e stretti contatti interpersonali” – Prof. Giovanni Di Guardo.
Le tre domande chiave per gli scienziati
Per contenere il focolaio della “MV Hondius”, gli esperti stanno cercando risposte a tre quesiti fondamentali:
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Chi è il “paziente zero”? Quando e attraverso chi il virus è salito a bordo?
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Qual è stata la fonte? Il primo contagio è avvenuto tramite un roditore o un uomo già infetto?
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Quanti sono i contagiati reali? Data l’alta frequenza di casi asintomatici, il numero di persone esposte potrebbe essere molto più alto dei casi clinici finora rilevati.
La soluzione: Screening e approccio “One Health”
La risposta definitiva arriverà dai test sierologici. Attraverso l’analisi del sangue dei crocieristi, i laboratori cercheranno gli anticorpi (IgM) che indicano un’infezione recente.
Tuttavia, la lezione più grande resta quella della prevenzione. Il Prof. Di Guardo invoca un approccio “One Health”: una visione olistica che unisca medici e veterinari. Poiché queste malattie nascono nel mondo animale, solo monitorando la salute dell’ecosistema e della fauna selvatica potremo prevenire che la prossima crociera si trasformi in un nuovo viaggio nel contagio.







