Il mondo della medicina celebra un primato che parla italiano, o meglio, bergamasco. Al Policlinico San Marco (Gruppo San Donato) sono stati eseguiti i primi due interventi al mondo di resezione del colon senza l’ausilio di suture manuali o graffette meccaniche. La “bacchetta magica” di questa rivoluzione è un sistema magnetico lineare che promette di cambiare per sempre il modo in cui i chirurghi uniscono i tessuti intestinali.
L’operazione, eseguita dal prof. Stefano Olmi sotto la supervisione del luminare internazionale Michel Gagner, segna l’ingresso ufficiale dell’Italia nello studio mondiale MagCR Study, che coinvolge solo altri tre centri d’eccellenza tra Amsterdam, Madrid e Santiago del Cile.
Come funziona l’anastomosi magnetica?
Per decenni, ricollegare due parti di intestino (operazione chiamata anastomosi) ha significato usare ago e filo o “sparatrici” di graffette metalliche. La nuova tecnica, invece, sfrutta la fisica e la biologia del corpo umano:
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Posizionamento: Due piccoli magneti lineari vengono inseriti per via endoscopica e posizionati sui lembi dei segmenti intestinali da unire.
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Compressione Uniforme: I magneti si attraggono con una forza costante, schiacciando i tessuti in modo perfettamente uniforme, cosa impossibile da ottenere con i punti tradizionali.
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Guarigione Naturale: Il corpo risponde a questa pressione depositando collagene attorno ai bordi dei magneti. In pratica, l’organismo “salda” da solo i due tratti di intestino.
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Espulsione: Dopo un periodo che va dai 7 ai 21 giorni, una volta che la connessione è solida, i magneti si staccano e vengono espulsi naturalmente dal corpo.
I vantaggi: meno rischi, recupero lampo
Perché questa tecnica è considerata un punto di svolta? I benefici per il paziente sono enormi, specialmente in interventi delicati come l’emicolectomia (per tumori) o la resezione per diverticolite:
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Riduzione delle complicanze: Le graffette meccaniche possono talvolta causare sanguinamenti o “fistole” (perdite). Il magnete, comprimendo il tessuto in modo omogeneo, riduce drasticamente questi rischi.
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Recupero post-operatorio: L’approccio laparoscopico (piccoli fori anziché grandi tagli) unito alla precisione dei magneti permette al paziente di tornare in piedi e alle proprie attività molto più velocemente.
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Niente “corpi estranei” permanenti: A differenza delle suture metalliche che restano per sempre nei tessuti, i magneti se ne vanno una volta terminato il loro lavoro.
Un’eccellenza certificata
Il Policlinico San Marco non è stato scelto a caso. L’unità del prof. Olmi è già da anni un centro di eccellenza accreditato a livello europeo (EAES) per la chirurgia mininvasiva. La loro esperienza nella chirurgia dell’obesità ha permesso di applicare con successo questa tecnologia “spaziale” anche alla chirurgia oncologica e colorettale.
Come sottolineato dal prof. Olmi, siamo di fronte a un passaggio epocale: la chirurgia sta diventando sempre meno invasiva e sempre più “biologica”, affidandosi alle straordinarie capacità di riparazione del nostro stesso corpo.







