Al centro dei lavori del XXXIII Congresso Nazionale della SIGENP (Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica) c’è un messaggio chiave: in pediatria, l’alimentazione non rappresenta una semplice misura preventiva, ma un vero e proprio fondamento terapeutico. Il congresso ha messo a confronto due condizioni in forte crescita: la steatosi epatica legata all’obesità e le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI).
Fegato grasso (MASLD): la complicanza silenziosa dell’obesità
La steatosi epatica — oggi definita MASLD — interessa circa il 2-3% della popolazione pediatrica generale, ma la percentuale sale fino a un bambino su tre tra quelli in sovrappeso o con obesità, rappresentando la patologia epatica più diffusa in età evolutiva.
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I rischi a lungo termine: Pur essendo inizialmente asintomatica, se non trattata decuplica il rischio cardiovascolare e di diabete di tipo 2 già in giovane età, potendo evolvere in età adulta verso la cirrosi e la necessità di un trapianto di fegato.
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Le sfide terapeutiche: Come evidenziato dal dott. Emanuele Nicastro (Università dell’Insubria, Ospedale Del Ponte di Varese), non esistono ancora farmaci specifici approvati per i bambini e lo stile di vita da solo spesso non basta.
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L’orizzonte dei farmaci per l’obesità: Gli analoghi del GLP-1 (come la semaglutide) mostrano grandi potenzialità (riduzione del BMI del 16% negli adolescenti e regressione dell’infiammazione epatica), ma presentano importanti limiti pediatrici: mancanza di dati di sicurezza a lungo termine, ripresa del peso alla sospensione, mancata rimborsabilità (con conseguenti disparità economiche) e necessità di monitorare il rischio di disturbi del comportamento alimentare.
Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI): Crohn e colite ulcerosa
Le MICI colpiscono 1-2 bambini ogni 100.000, con un esordio tipico tra i 10 e i 12 anni, alimentate da stili di vita occidentali e dall’uso precoce di antibiotici. In questo ambito, come spiegato dal prof. Massimo Martinelli (Università Federico II di Napoli), la nutrizione riveste un ruolo terapeutico primario:
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Nutrizione enterale esclusiva (NEE): Per indurre la remissione nel morbo di Crohn pediatrico, la NEE costituisce la prima scelta clinica. Sostituendo temporaneamente tutti gli alimenti con una formula nutrizionale completa per alcune settimane, è in grado di spegnere l’infiammazione senza ricorrere al cortisone (seguita dal 77% di una coorte nazionale di 649 bambini).
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Alternative per gli adolescenti: Per superare la difficile aderenza alla NEE nei ragazzi, si stanno affermando diete a base di cibi solidi, come la Crohn’s Disease Exclusion Diet.
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Integrazione farmacologica e prudenza: Nei casi più complessi la nutrizione si affianca ai farmaci biologici (anti-TNF). Tuttavia, gli specialisti raccomandano cautela con le diete restrittive a lungo termine, preferendo un ritorno a un’alimentazione varia ed equilibrata sotto la guida di un dietista esperto per prevenire l’insorgenza di disturbi della nutrizione.







