Sindrome del QT lungo (LQT2): un farmaco per la fibrosi cistica apre alla medicina di precisione cardiologica

I risultati dello studio clinico di fase 2 MAST2, condotto presso l’IRCCS Istituto Auxologico Italiano e pubblicato sull’European Heart Journal, segnano una svolta promettente nel trattamento della Sindrome del QT Lungo di tipo 2 (LQT2), una grave malattia cardiaca ereditaria associata al rischio di arresto cardiaco. La ricerca, interamente finanziata da un grant AIFA, dimostra come un farmaco storicamente impiegato per un’altra rara patologia genetica — la fibrosi cistica — possa essere riconvertito per proteggere i pazienti con specifiche varianti genetiche cardiache.

Il meccanismo: dal “difetto di trafficking” al riposizionamento terapeutico

Il trial è nato da un rigoroso percorso di medicina traslazionale coordinato dalla prof.ssa Lia Crotti e dal prof. Peter Schwartz (Auxologico / Università di Milano-Bicocca), in collaborazione con il prof. Massimiliano Gnecchi (Fondazione Policlinico San Matteo / Università di Pavia).

Nei pazienti affetti da LQT2 portatori di specifiche varianti del gene KCNH2, il canale cardiaco del potassio (hERG) subisce un “difetto di trafficking”: la proteina mutata non riesce a raggiungere la membrana cellulare dove dovrebbe svolgere la sua funzione elettrica. Partendo da questa base molecolare, i ricercatori hanno individuato nel lumacaftor (somministrato in combinazione con ivacaftor) una molecola capace di correggere questo difetto di trasporto.

I risultati dello studio clinico MAST2

Lo studio ha coinvolto 16 pazienti adulti ricoverati e monitorati per sette giorni con elettrocardiogrammi seriati, telemetria e Holter a 12 derivazioni. I dati hanno evidenziato che:

  1. Sicurezza ed efficacia: Il trattamento è risultato sicuro e ha prodotto una riduzione statisticamente significativa dell’intervallo QT (l’alterazione elettrocardiografica tipica della malattia e diretta spia del rischio aritmico).

  2. Maggiore beneficio nei casi a rischio: L’effetto di accorciamento del QTc è risultato particolarmente marcato nei pazienti con valori iniziali più alti, ovvero quelli clinicamente più esposti a eventi maggiori.

  3. Concordanza con i modelli cellulari: Per la prima volta in un trial di questo tipo, l’efficacia clinica è stata validata parallelamente in vitro su modelli di cardiomiociti derivati da cellule staminali pluripotenti indotte (hiPSC-CM) specifiche dei pazienti, confermando la perfetta corrispondenza tra laboratorio e letto del paziente.

Una nuova frontiera per la medicina di precisione

Come sottolineano gli specialisti, questo traguardo dimostra il valore di un approccio terapeutico costruito sul meccanismo molecolare della singola variante genetica, offrendo una concreta prospettiva di cura personalizzata per quei pazienti che non risultano adeguatamente protetti dalle terapie tradizionali.