Corona (SIAMS), l’Italia ai vertici della ricerca scientifica in campo andrologico

La Società di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS) rappresenta un’eccellenza nel campo della ricerca scientifica a livello nazionale e soprattutto internazionale. Il presidente in carica, Giovanni Corona, è ai vertici della ricerca in campo andrologico, come attestato anche dagli indici bibliometrici della International Journal of Impotence Research.

Presidente, ci può spiegare a che punto è la ricerca in campo andrologico in Italia?

L’Italia è ai vertici mondiali in questo settore. Nella SIAMS ci sono alcuni tra i più importanti centomila scienziati al mondo. Sono stati pubblicati tra il 2019 e il 2020 i dati degli indici bibliometrici relativi alla disfunzione erettile ed eiaculazione precoce e i vertici della Siams figurano tra i primi venti ricercatori al mondo. Un risultato raggiunto con risorse che spesso sono molto più contenute rispetto a quelle a disposizione di enti di altri paesi. Questo testimonia l’altissimo livello della ricerca scientifica sia clinica che di base. Un risultato ancora più straordinario se si pensa che l’andrologia è nata come scienza povera delle endocrinologia.

Cosa significa?

L’andrologia attualmente ha superato in termini bibliometrici altre branche di ricerca delle endocrinologia che beneficiano di maggiori investimenti. Una congiuntura favorevole che è andata a beneficio del paziente: l’incremento della ricerca clinica ha contribuito a dimostrare come la disfunzione erettile non sia solo un sintomo spiacevole per il paziente, quanto piuttosto spesso il segno precoce di una patologia cardiovascolare i cui fattori di rischio devono essere identificati e corretti il prima possibile.

La disfunzione erettile può essere il campanello d’allarme di altre malattie. Quanto conta la prevenzione?

Moltissimo. I dati più recenti, provenienti anche da gruppi di ricerca italiani, dimostrano come addirittura non solo la disfunzione erettile ma altre patologie andrologiche come l’infertilità rappresentino un segno precoce di qualcosa che non va per la salute complessiva. Un uomo che all’età di trenta’anni non si rivolge a un centro specializzato, e quindi non individua le comorbilità che stanno alla base dell’infertilità, rischia di andare incontro a un maggior rischio di sviluppare patologie più complesse nel corso della propria vita.

Quando dovrebbe iniziare la prevenzione per gli uomini?

Sicuramente l’adolescenza è un momento indicato. La cancellazione della visita di leva ha ridotto la possibilità per i giovani uomini di fare prevenzione: rappresentava un passaggio obbligatorio nel corso del quale emergevano le problematiche. La SIAMS è impegnata nelle scuole con gli studenti del V anno per colmare la mancanza venutasi a creare con la visita di leva. Visite periodiche dall’andrologo sono fondamentali per la prevenzione di vari fattori di rischio, tra cui l’impatto del tumore del testicolo, il più frequente nei maschi al di sotto del trentacinque anni.

Oltre a essere uno stimato autore scientifico Lei è anche endocrinologo presso l’Ospedale Maggiore di Bologna. Come si coniugano questi due ruoli?

Passione, volontà e forza d’animo sono gli ingredienti fondamentali per condurre ricerca in qualunque campo, e ancora di più in ambito ospedaliero. È però molto difficile, specie perché in ambito ospedaliero la ricerca viene vista come un aspetto secondario rispetto all’assistenza. Tuttavia c’è anche il vantaggio per il ricercatore di incontrare con frequenza maggiore alcune patologie. In qualsiasi ambito la capacità di coniugare attività medica e assistenziale con la ricerca è fondamentale.

Si è parlato a lungo della prognosi maggiormente sfavorevole per gli uomini colpiti da Covid-19 rispetto alle donne. A cosa è riconducibile?

È ampiamente dimostrato come per l’uomo l’outcome sia più sfavorevole rispetto alla donna. Ciò all’inizio era stato ricondotto alle maggiori comorbilità che colpiscono l’uomo. In realtà questo dato sembra essere solo parzialmente confermato dagli ultimi studi. L’influenza ormonale, in modi non ancora del tutto chiari, può essere responsabile di questo aspetto.

In che modo?

Dati preliminari suggeriscono che bassi livelli di testosterone possano essere un fattore chiave per la maggiore fragilità del maschio colpito dal virus. Tuttavia, non è chiaro se il testosterone agisca attraverso un meccanismo fisiopatologico diretto, oppure il basso livello di testosterone nel paziente con un autocome sfavorevole sia in realtà un segno di maggiore fragilità.

Inizialmente la maggiore fragilità dell’uomo colpito da Covid-19 è stata collegata alla presenza del virus nel liquido seminale maschile.

Il fatto che il virus possa essere presente a livello testicolare ha portato, specie tra marzo e aprile, ad allarmare i centri che fanno crioconservazione del liquido seminale. Il timore era che il virus potesse infettare i campioni oggetto di conservazione. In realtà questi dati preliminari non sono stati, ad oggi, confermati e in un position paper la SIAMS ha sottolineato l’esiguità delle evidenze  a disposizione necessarie per limitare la crioconservazione. Al tale scopo è opportuno ricordare che  la crioconservazione è uno strumento fondamentale per garantire  una possibile fertilità in pazienti con patologie neoplastiche che devono andare in corso ad un ciclo di chemio o radioterapia. Gli ultimi studi sembrano confermare la nostra posizione, dimostrando che non ci sia un alto rischio di trasmissibilità del virus attraverso il liquido seminale, come invece avviene attraverso il contatto aereo.

 

Giovanni Corona, presidente SIAMS