Sanità, Schillaci: “Liste d’attesa, il trend si inverte”. Ma l’inappropriatezza pesa per 20 miliardi

Il Ministro della Salute rivendica i primi successi del decreto “taglia code”: migliorano i tempi per esami e visite, ma resta il nodo critico delle prescrizioni inutili che intasano il sistema.

Dopo due decenni di costante declino, il sistema delle liste d’attesa in Italia segna un primo punto a favore. Secondo il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, i dati più recenti (gennaio-febbraio 2026) mostrano un’inversione di tendenza rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

I numeri del cambiamento

I dati elaborati dalla piattaforma nazionale Agenas su 50 milioni di prenotazioni parlano chiaro:

  • Esami diagnostici: l’87,2% delle prestazioni viene erogato entro i tempi di legge (+2% rispetto al 2025).

  • Visite specialistiche: l’80,9% rispetta le scadenze (+3% rispetto al 2025).

“Non è più un luogo comune: i dati smentiscono il pessimismo,” ha dichiarato Schillaci in un’intervista a La Stampa. Il Ministro sottolinea inoltre che questi numeri sono finalmente “reali”, non più falsati dalle cosiddette “agende chiuse” o da liste d’attesa nascoste che in passato drogavano le statistiche.

Eccellenze locali e criticità residue

Il decreto legge 73 sta dando i suoi frutti laddove applicato con rigore. Schillaci cita casi virtuosi come:

  • Caserta: TAC torace (classe B) in soli 4 giorni.

  • Marche: Visite cardiologiche in 6 giorni.

  • Toscana: Visite oculistiche garantite in 5 giorni.

Tuttavia, il quadro nazionale rimane a macchia di leopardo. Il Ministro ammette che esiste ancora un 20% di prestazioni urgenti che non vengono garantite nei tempi previsti: una lacuna che il governo intende colmare con nuovi interventi mirati.

Il “nodo” dell’appropriatezza: un buco da 20 miliardi

Il vero ostacolo alla piena efficienza del Servizio Sanitario Nazionale è l’eccesso di prescrizioni. Secondo le stime ministeriali, il 20% delle visite e degli esami richiesti è inappropriato.

“La medicina difensiva e la carenza di percorsi diagnostici sul territorio costano allo Stato circa 20 miliardi di euro l’anno,” spiega Schillaci.

Per risolvere il problema, il Ministero e l’Istituto Superiore di Sanità stanno varando nuove linee guida sulle prescrizioni. L’obiettivo è duplice: aiutare i medici a prescrivere solo ciò che è realmente necessario e liberare posti per i pazienti che hanno urgenze reali.

Le sfide per il futuro: Digitale e Case di Comunità

Per stabilizzare il miglioramento, la strategia del Ministero si muove su tre binari:

  1. Digitalizzazione: Potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico e utilizzo dell’Intelligenza Artificiale per gestire i flussi di prenotazione.

  2. Percorsi agevolati: Evitare il passaggio dal CUP per le visite di controllo dei pazienti cronici, che devono essere presi in carico direttamente dalle strutture.

  3. Case di Comunità: Schillaci ha lanciato un appello alle Regioni per uno “scatto finale” sull’apertura di queste strutture, fondamentali per decongestionare gli ospedali.

La sanità italiana sembra aver imboccato la strada giusta, ma la vittoria definitiva contro le liste d’attesa dipenderà dalla capacità delle Regioni di tradurre le riforme in realtà organizzativa e dalla riduzione degli sprechi legati alle prestazioni non necessarie.