Sanità, Castellone (M5S): “Sulle liste d’attesa è un fallimento, la cura diventa un lusso”

La gestione delle liste d’attesa continua a essere il terreno di uno scontro politico acceso tra opposizione e governo. Secondo la vicepresidente del Senato, Mariolina Castellone (Movimento 5 Stelle), le recenti misure legislative adottate dall’esecutivo si sono rivelate inefficaci, lasciando i cittadini in una condizione di estrema fragilità. Per la senatrice, l’attuale sistema non solo non starebbe riducendo i tempi di attesa, ma starebbe alimentando una sorta di “privatizzazione strisciante” del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

La denuncia: cure negate o pagate a caro prezzo

L’affondo di Castellone parte dai dati emersi da recenti inchieste sul campo, che fotografano un sistema strutturalmente in difficoltà. La realtà descritta è quella di un “doppio binario”: da un lato le attese infinite nel settore pubblico, dall’altro la necessità per i pazienti di ricorrere all’intramoenia o al privato accreditato per ottenere prestazioni urgenti. Questo meccanismo, secondo la vicepresidente, costringe milioni di italiani a pagare di tasca propria per diritti che dovrebbero essere garantiti gratuitamente dallo Stato, portando molti altri a rinunciare del tutto alle cure per ragioni economiche.

Una riforma considerata “di facciata”

La critica si sposta poi sulla natura stessa della legge sulle liste d’attesa. Castellone definisce la norma un provvedimento puramente formale, privo di quel supporto economico strutturale necessario per invertire la rotta. La denuncia riguarda in particolare:

  • Mancanza di investimenti: l’assenza di fondi aggiuntivi per il rafforzamento del sistema.

  • Carenza di personale: l’incapacità della legge di incidere sull’organico e sull’organizzazione dei servizi.

  • Scarico di responsabilità: il tentativo del governo di delegare la colpa del disservizio alle singole Regioni.

Il ruolo dello Stato e il diritto alla salute

Per il Movimento 5 Stelle, la responsabilità finale della garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) deve rimanere in capo allo Stato centrale, che ha il dovere di assicurare uniformità di cure su tutto il territorio nazionale. La senatrice conclude ribadendo che l’attuale indebolimento del sistema pubblico non è una fatalità o una semplice inefficienza tecnica, ma il risultato di una precisa scelta politica. La battaglia parlamentare continuerà dunque per evitare che la capacità di curarsi diventi un fattore dipendente esclusivamente dal reddito del singolo cittadino.