La crisi dei Pronto Soccorso italiani non è più solo un’emergenza stagionale, ma un problema strutturale di organico e attrattività. Al congresso “Saqure” di Roma, l’associazione Aaroi-Emac ha lanciato un allarme rosso: su un fabbisogno di 11.000 medici d’emergenza-urgenza, solo 5.000 posti sono coperti da specialisti strutturati. I restanti 6.000 mancano all’appello, costringendo gli ospedali a “tappare i buchi” con medici di altri reparti o con i cosiddetti “gettonisti” delle coop private.
La fuga dal Pubblico: non solo una questione di numeri
Secondo Alessandro Vergallo, presidente Aaroi-Emac, il cuore del problema non è la mancanza assoluta di medici, ma la scarsa disponibilità ad accettare contratti nel settore pubblico.
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Condizioni di lavoro: Turni massacranti, rischio aggressioni e sovraffollamento rendono il Pronto Soccorso poco stimolante.
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Concorrenza del privato: Il sistema pubblico sta perdendo la sfida competitiva con i rapporti di lavoro privati, che offrono spesso meno stress e compensi più alti.
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Erosione interna: Nel settore di anestesia e rianimazione, già il 5-6% del fabbisogno è coperto da professionisti esterni, un dato in costante aumento.
La “scialuppa” del Decreto Calabria
Una nota positiva arriva dai giovani medici. Nell’ultimo anno le assunzioni di specializzandi (grazie al Decreto Calabria) sono aumentate del 200%.
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I numeri: Su circa 1.700 posti nelle scuole di Anestesia e 600 in Medicina d’Urgenza, il 70% dei medici in formazione è già stato inserito negli ospedali.
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La richiesta: L’Aaroi-Emac chiede di rendere strutturale questo modello, permettendo ai medici di entrare nel mondo del lavoro prima dei 30 anni, integrando formazione e pratica clinica.
Strategie per il futuro: oltre la clinica
Il management sanitario e l’organizzazione sono le chiavi identificate durante il meeting per evitare il collasso del sistema:
| Soluzione Proposta | Obiettivo |
| Case di Comunità | Filtrare gli accessi impropri e ridurre il sovraffollamento in PS. |
| Maggiore autonomia in PS | Gestire più pazienti senza doverli smistare in altri reparti. |
| Sanità Digitale | Ottimizzare le liste chirurgiche e la gestione delle terapie intensive. |
| Lavoro in Team | Ridurre l’errore umano e migliorare la comunicazione con il paziente. |
“L’obiettivo è mettere insieme tecnologia e modelli organizzativi mantenendo il paziente al centro,” spiega Emanuele Iacobone, responsabile scientifico di Saqure.
La sfida per il 2026 e oltre sarà rendere nuovamente il Servizio Sanitario Nazionale un luogo dove i medici vogliano restare, non solo per vocazione, ma per reali garanzie professionali e di qualità della vita.






