PELLE E SOLE: la dermatologia cambia rotta, oltre il semplice SPF

La protezione solare non è più una questione di sola crema con fattore SPF. La dermatologia moderna sta vivendo un cambio di paradigma: la prevenzione del danno cutaneo deve oggi considerare l’intero “esposoma solare”, ovvero il complesso intreccio di fattori ambientali che aggrediscono la pelle quotidianamente, non solo in spiaggia.

Il prof. Pietro Quaglino, docente all’Università di Torino e membro della Società Italiana di Dermatologia (SIDeMaST), spiega perché la vecchia visione della fotoprotezione non è più sufficiente.

Oltre gli UV: la minaccia “multispettrale”

Se per anni ci siamo concentrati solo su UVA (responsabili dell’invecchiamento) e UVB (causa di scottature e tumori), oggi la scienza punta il dito contro minacce invisibili ma altrettanto insidiose:

  • Luce visibile e luce blu: Responsabili di iperpigmentazione, melasma e accelerazione del fotoinvecchiamento.

  • Infrarossi e calore: Che amplificano il danno cellulare.

  • Fattori ambientali: Inquinamento, fumo e stress climatico.

La nuova frontiera è la protezione multispettrale: non basta più bloccare gli ultravioletti, bisogna schermare la pelle da tutto lo spettro luminoso, utilizzando ad esempio filtri colorati (tinted sunscreens) che, grazie agli ossidi di ferro, offrono una difesa superiore contro la luce visibile.

Dal “Photoaging” all'”Environmental Aging”

Il concetto di esposoma trasforma radicalmente l’approccio alla cura della pelle. Non si tratta più solo di evitare l’eritema estivo, ma di limitare l’environmental aging (invecchiamento ambientale): il danno cumulativo che si accumula negli anni a causa della somma di sole, inquinamento e cattive abitudini.

La nuova parola d’ordine è “personalizzazione”: non esiste una protezione universale. Le esigenze di un bambino, di una persona che lavora all’aperto o di un paziente con patologie dermatologiche richiedono strategie cucite su misura dal dermatologo.

La frontiera della “Fotoprotezione Biologica”

Il futuro della dermatologia guarda anche all’interno della cellula. La ricerca sta puntando sulla fotoprotezione biologica: invece di limitarsi a “schermare” il sole, l’obiettivo è somministrare sostanze che rafforzino le difese naturali della pelle contro lo stress ossidativo e riparino i danni al DNA. Un approccio che, in futuro, renderà la pelle più resiliente alle aggressioni esterne.

Il Decalogo SIDeMaST per l’estate 2026

Per proteggere il capitale di salute della nostra pelle, la SIDeMaST ricorda le regole d’oro:

  1. Scegli bene: SPF 30 o superiore, adatto al tuo fototipo.

  2. Anticipa i tempi: Applica la protezione 20-30 minuti prima di uscire.

  3. Non risparmiare: La quantità è fondamentale; una dose ridotta dimezza l’efficacia.

  4. Uniformità: Non dimenticare zone critiche come orecchie, collo, mani e piedi.

  5. Costanza: Anche se è nuvoloso, le radiazioni filtrano comunque.

  6. Rinnova: Dopo ogni bagno, sudorazione o attività sportiva.

  7. Evita le ore critiche: Non esporti tra le 11:00 e le 15:00.

  8. Attenzione ai riflessi: In barca, in montagna o sulla sabbia, la riflessione aumenta l’intensità del danno.

  9. Proteggi i bambini: Usa prodotti specifici e prediligi la schermatura fisica (vestiti, cappelli).

  10. Il sole ha un limite: La crema non è un “lasciapassare” per esporsi illimitatamente. Usa sempre cappelli e occhiali da sole.

“Il concetto innovativo — conclude il prof. Quaglino — è che il danno cutaneo deriva dall’interazione di molteplici fattori che agiscono costantemente. La moderna dermatologia deve prevenire e modulare questo danno cumulativo, piuttosto che limitarsi a curare le conseguenze.”