PARKINSON: LA “FIRMA” DELLA MALATTIA È NELL’INTESTINO. Verso un test del microbioma per la diagnosi precoce

Il futuro della lotta al Parkinson potrebbe passare per un semplice esame delle feci. Uno studio internazionale d’eccellenza, pubblicato su Nature Medicine e frutto della collaborazione tra l’University College London e importanti centri italiani (tra cui l’IRCCS Mondino di Pavia e il Policlinico di Milano), ha dimostrato che il microbioma intestinale contiene segnali premonitori della malattia anni prima della comparsa dei tremori o delle difficoltà motorie.


Lo studio: l’intestino come specchio del cervello

La ricerca ha coinvolto 464 partecipanti tra Italia e Regno Unito, suddivisi in tre gruppi: pazienti già malati, soggetti sani e individui ad alto rischio genetico (portatori della mutazione GBA1, che aumenta il rischio di Parkinson fino a 30 volte).

I risultati hanno rivelato differenze sorprendenti nella flora batterica:

  • 176 specie batteriche diverse: Oltre un quarto dei microbi intestinali presenta concentrazioni alterate nei pazienti rispetto ai sani.

  • Il “Profilo Intermedio”: La scoperta più sensazionale riguarda i soggetti ad alto rischio ma ancora asintomatici. Il loro microbioma non è “sano”, ma presenta già caratteristiche simili a quello dei malati, posizionandosi a metà strada tra salute e patologia.

  • Segnali precoci: Ben 142 specie batteriche risultano già alterate nelle persone predisposte, confermando che l’intestino “sa” della malattia molto prima del sistema nervoso centrale.

[Image showing the gut-brain axis and how gut bacteria communicate with the central nervous system]


Una nuova speranza: prevenire agendo sull’intestino

Questa scoperta non è solo uno strumento diagnostico, ma apre la strada a rivoluzionarie strategie di prevenzione:

  1. Test del microbioma: Sviluppare un esame non invasivo per identificare chi, nella popolazione generale, presenta queste alterazioni e rischia di ammalarsi.

  2. Modulazione della flora: Se i batteri intestinali giocano un ruolo attivo nella genesi della malattia, si potrebbe intervenire con diete specifiche, probiotici o farmaci mirati per riequilibrare il microbioma e rallentare o bloccare l’esordio del Parkinson.

  3. Medicina di precisione: Identificare i batteri “nemici” (più comuni nei pazienti) e quelli “amici” (più rari) per personalizzare la terapia.


Perché il Parkinson corre?

Come sottolineato dal responsabile dello studio Anthony Schapira, il Parkinson è la malattia neurodegenerativa con la crescita più rapida al mondo per numero di casi e mortalità. Riuscire a intercettarla nella fase “silente” attraverso l’intestino rappresenta una delle sfide più urgenti per la medicina moderna.