Un rapporto della SIO fotografa un Paese spezzato in due. Al Meridione si registra il record di malati, mentre il Settentrione detiene il monopolio dei centri specializzati. E con i farmaci a 300 euro al mese, la salute diventa un lusso per pochi.
ROMA – Non è solo una questione di chili di troppo, ma di chilometri di distanza e di portafogli più o meno gonfi. In Italia, l’obesità è diventata lo specchio di una profonda disuguaglianza sociale e geografica. Secondo la Società Italiana dell’Obesità (SIO), il sistema sanitario sta alimentando un paradosso: chi ha più bisogno di assistenza vive nelle aree dove le strutture sono più scarse.
La mappa del divario: dove mancano i centri
I numeri presentati in Senato in vista della Giornata Mondiale contro l’Obesità (4 marzo) non lasciano spazio a interpretazioni. Dei 160 centri specializzati presenti sul territorio nazionale, oltre la metà (52%) si trova al Nord. Al contrario, il Sud e le Isole ospitano solo il 30% dei presidi, concentrati quasi esclusivamente in tre regioni: Sicilia, Campania e Puglia.
Intere aree come la Calabria e il Molise restano praticamente “zone d’ombra”, lasciando migliaia di pazienti senza un punto di riferimento pubblico.
Il paradosso epidemiologico
I dati dell’ultimo Italian Barometer Obesity Report evidenziano una realtà invertita rispetto alla disponibilità di cure:
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Al Sud: Quasi una persona su due (49%) è in eccesso di peso. Il Molise detiene il primato dell’obesità adulta (14,1%), seguito da Campania e Abruzzo.
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Al Nord: L’incidenza cala al 42%.
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L’allarme minori: Il dato più drammatico riguarda i bambini. In Campania, l’obesità infantile tocca il 18,6%, contro un virtuoso 3-4% delle province di Trento e Bolzano.
Farmaci: una cura “per ricchi”
Un altro ostacolo invalicabile è quello economico. I nuovi farmaci di ultima generazione (gli agonisti del recettore GLP-1), pur essendo estremamente efficaci, non sono rimborsati dal Sistema Sanitario Nazionale se il paziente non è anche diabetico.
Il costo? Circa 300 euro al mese.
“Si crea una vera e propria barriera sociale”, spiega il professor Silvio Buscemi, presidente SIO. “Chi vive al Meridione, spesso con redditi mediamente più bassi, si trova nell’impossibilità di acquistare terapie fondamentali, nonostante viva in un contesto ambientale che favorisce l’aumento di peso”.
La ricetta per il futuro: PDTA e LEA
Per invertire la rotta, la SIO punta sulla burocrazia “buona” e sulla prevenzione:
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PDTA Regionali: Solo 6 regioni (Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Sicilia) hanno approvato percorsi diagnostici standardizzati che garantiscono cure di qualità.
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L’inserimento nei LEA: Riconoscere l’obesità nei Livelli Essenziali di Assistenza obbligherebbe lo Stato a garantire cure gratuite o a costi ridotti in tutta Italia.
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Città e Scuole: Trasformare gli ambienti urbani per renderli meno “obesiogeni”, promuovendo il movimento e una cultura alimentare corretta sin dall’infanzia.
Mentre il tasso di obesità comincia a correre velocemente anche al Nord, rendendo il problema un’emergenza nazionale omogenea, la sfida resta politica: garantire che il diritto alla salute non dipenda dal codice postale di residenza.







