Istat: Speranza di vita a 83,4 anni, ma 13 milioni di italiani convivono con più patologie.
ROMA – L’Italia si conferma una delle “culle” della longevità mondiale, ma il traguardo degli anni guadagnati porta con sé un rovescio della medaglia complesso: un Paese più vecchio è anche un Paese più fragile. Secondo l’ultimo report dell’Istat, “La salute: una conquista da difendere”, la speranza di vita media nel Belpaese ha raggiunto gli 83,4 anni, un dato che testimonia decenni di progressi medici e sociali, pur evidenziando profonde crepe territoriali e nuove emergenze sanitarie.
I Numeri del Successo: Una Corsa Lunga un Secolo
Il balzo in avanti della sopravvivenza italiana è impressionante. Se nell’Ottocento la mortalità infantile mieteva 230 vittime ogni mille nati, oggi quel dato è crollato a 2,7 su mille, tra i più bassi al mondo.
Dal 1990 a oggi, la vita media è cresciuta di:
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8 anni per gli uomini (media 81,5 anni);
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6,5 anni per le donne (media 85,6 anni).
Questo successo è il frutto di un “mix” virtuoso: migliore alimentazione, igiene diffusa, scoperte farmacologiche (antibiotici e vaccini) e, dal 1978, la protezione garantita dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN).
Il Paradosso della Longevità: Malati ma Sopravvissuti
Vivere di più non significa necessariamente vivere in piena salute. L’Istat lancia un allarme chiaro sulla multimorbilità: oggi in Italia 13 milioni di persone soffrono di due o più patologie croniche simultaneamente.
Le malattie cronico-degenerative hanno scalzato le vecchie cause di morte:
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Malattie cardiovascolari: Rappresentano il 30% dei decessi totali.
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Tumori: Sono passati dal 2-3% di fine Ottocento al 26,3% attuale.
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Diabete e Ipertensione: In aumento costante, non solo per l’età, ma anche per stili di vita sedentari e una diagnostica più precoce.
Percezione della Salute: Gli Anziani “Sentono” di Stare Meglio
Un dato sorprendente emerge dalla percezione soggettiva: nonostante le malattie, gli italiani si sentono meno “malati” rispetto al passato. La quota di chi dichiara di essere in cattiva salute è scesa dall’8% (1995) al 5,5% (2025).
Il miglioramento più netto riguarda proprio i “grandi anziani” (over 85):
“Tra le donne di 85 anni e più, la quota di chi dichiara di stare male si è dimezzata rispetto a trent’anni fa; tra gli uomini della stessa età, il dato è crollato dal 39,5% al 17,2%.”
Le Diseguaglianze Regionali e la Sfida del Futuro
Non tutta l’Italia invecchia allo stesso modo. Esiste una frattura geografica evidente: si va dagli oltre 86 anni delle Marche ai meno di 82 anni della Campania.
Secondo l’epidemiologo Giovanni Rezza, queste differenze riflettono la disomogeneità della qualità assistenziale tra le regioni. “L’invecchiamento comporta un aumento fisiologico delle malattie croniche,” spiega Rezza all’ANSA. “Il nostro Sistema Sanitario è stata una grande conquista, ma la sfida è mantenerlo efficiente e uniforme per evitare che il luogo di nascita decida la durata della vita.”
L’Italia del 2026 si trova dunque a un bivio: celebrare il record di longevità o ridisegnare un sistema di cure capace di assistere 13 milioni di pazienti cronici, garantendo che agli “anni aggiunti alla vita” corrispondano davvero “vita aggiunta agli anni”.







