Uno studio milanese del Centro Cardiologico Monzino e dell’Università Statale identifica una proteina nelle piastrine capace di segnalare, con cinque anni di anticipo, i pazienti a rischio di mortalità cardiovascolare.
MILANO – La sfida principale per chi sopravvive a un infarto è il “dopo”. Nonostante le terapie farmacologiche avanzate, circa il 20-30% dei pazienti va incontro a un nuovo evento cardiovascolare, spesso fatale. Oggi, una ricerca d’eccellenza tutta italiana apre una nuova strada per identificare in anticipo chi corre i pericoli maggiori: basta un semplice prelievo di sangue.
La “firma” del rischio nelle piastrine
Lo studio, condotto dai ricercatori del Centro Cardiologico Monzino IRCCS e della Statale di Milano, e pubblicato sulla rivista Thrombosis and Haemostasis, ha puntato i riflettori su una proteina specifica: il Fattore Tissutale (TF).
Questa proteina agisce come un “interruttore” della coagulazione. Quando si trova sulla membrana delle piastrine, può innescare la formazione di trombi, i grumi di sangue che ostruiscono le arterie causando l’infarto. Il gruppo di ricerca, guidato dalla Prof.ssa Marina Camera, ha scoperto che non è solo la presenza di questa proteina a contare, ma la sua quantità.
I numeri della scoperta
Analizzando 527 pazienti in cura presso il Centro Cardiologico Monzino, i ricercatori hanno individuato una soglia critica rappresentata dal limite del 4%. I pazienti che presentano una percentuale di piastrine “positive” al Fattore Tissutale superiore a questo valore mostrano un rischio di mortalità cardiovascolare da 3 a 7 volte più elevato nei successivi cinque anni. Si tratta di un rischio che rimane costante e agisce in modo indipendente dall’età del soggetto, dalla sua familiarità con patologie cardiache o dal tipo di terapia anticoagulante già in corso.
“Fino ad oggi utilizzavamo parametri che ci dicevano cosa fosse già successo, come l’entità del danno al cuore o il livello di infiammazione,” spiega la Prof.ssa Camera. “Ci mancava una bussola capace di indicarci il rischio futuro in modo diretto. Le piastrine sono il bersaglio ideale perché sono le protagoniste assolute della formazione del trombo.”
Verso una prevenzione su misura
La vera rivoluzione di questa scoperta risiede nella sua applicabilità. La misurazione del Fattore Tissutale non richiede macchinari futuristici: è sufficiente un citofluorimetro, uno strumento già presente nella maggior parte degli ospedali (utilizzato comunemente per le analisi dei tumori del sangue).
L’obiettivo futuro è chiaro: trasformare questo biomarcatore in uno strumento di routine. Identificare precocemente i pazienti ad alto rischio permetterebbe ai cardiologi di personalizzare le cure, intensificando i controlli o modificando le terapie prima che si verifichi un secondo, tragico evento.
Il prossimo passo della ricerca sarà validare questi dati su una popolazione ancora più ampia attraverso studi multicentrici, portando la medicina di precisione direttamente al letto del paziente.







