Emanuele Nicastri, direttore di Malattie Infettive dell’Istituto Inmi di Roma, fa chiarezza sul focolaio scoppiato sulla nave da crociera in Argentina: «L’infezione è nota. In Italia rischio basso e monitoraggio costante».
Mentre l’attenzione mediatica si accende sul focolaio di Hantavirus (ceppo Andes) che ha coinvolto circa 150 persone tra operatori e viaggiatori di diversi Paesi — inclusi alcuni passeggeri rientrati in Italia — lo Spallanzani di Roma lancia un messaggio di calma.
Emanuele Nicastri, direttore di Malattie infettive ad alta intensità di cura dell’Inmi, spiega che l’istituto è già in “allerta silenziosa”, pronto a gestire diagnosi e ricoveri senza che questo debba generare panico nella popolazione.
Lo Spallanzani in prima linea: i tre pilastri dell’intervento
L’istituto romano, punto di riferimento nazionale per le emergenze infettivologiche, ha attivato un protocollo basato su tre funzioni chiave:
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Informazione: Supporto e consulenza ai medici di base e ospedalieri per risolvere dubbi clinici.
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Diagnostica: Validazione dei test per confermare o escludere casi sospetti (come già avvenuto per pazienti in Veneto e Calabria).
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Cura: Disponibilità immediata di posti letto in biocontenimento per l’eventuale ospedalizzazione.
Perché non è il “nuovo Covid”
Molti cittadini temono un ritorno al clima del 2020, ma Nicastri dissipa ogni dubbio: «Non c’è assolutamente nessun pericolo di una nuova pandemia». Ecco le differenze fondamentali:
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Malattia nota: L’Hantavirus è conosciuto fin dalla guerra di Corea; il ceppo specifico “Andes” ha circa 30 anni.
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Trasmissione limitata: Sebbene sia possibile il contagio interumano (non solo tramite roditori), i focolai restano solitamente localizzati.
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Contesto specifico: La diffusione attuale è legata a contatti stretti e prolungati sulla nave Mv Hondius.
«La preparazione che abbiamo ci permette di essere sereni e questa serenità vorrei trasmetterla ai cittadini», afferma Nicastri.
Sintomi e incubazione: a cosa prestare attenzione
Uno dei punti più complessi riguarda l’identificazione del virus, poiché i sintomi iniziali sono comuni a molte altre patologie:
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Sintomi: Febbre, dolori muscolari, disturbi gastrointestinali e difficoltà respiratorie.
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Incubazione: Può arrivare fino a 42 giorni, ma solitamente la positività si manifesta tra il settimo e il decimo giorno.
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Il fattore chiave: Il viaggio. Il sospetto scatta solo se il paziente è reduce da itinerari epidemiologici a rischio (come le zone colpite in Argentina).
La situazione in Italia
Attualmente in Italia non si registrano casi positivi, ma solo persone sotto osservazione dopo il rientro. Per i quattro passeggeri rientrati lo scorso 26 aprile, il periodo critico sta per terminare: se rimarranno asintomatici nei prossimi giorni, il rischio potrà considerarsi azzerato.
Consigli pratici per i cittadini
Nonostante il rischio in Italia sia classificato come “basso” dal Ministero della Salute, Nicastri suggerisce alcune buone pratiche di prevenzione generale:
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Medicina del viaggiatore: Consultare un esperto prima di partire per aree endemiche per conoscere norme igieniche e profilassi.
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Uso della mascherina: Un consiglio sempre valido in ospedale, nei pronto soccorso o in sale d’attesa affollate, specialmente se si ha la febbre.
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Nessuna limitazione: Al momento non sono previste restrizioni ai viaggi.
L’appello finale è alla razionalità: il sistema sanitario è allertato e capace di isolare tempestivamente eventuali casi, rendendo l’ipotesi di una diffusione su larga scala estremamente remota.







