Pavia si conferma la capitale internazionale nella lotta alle cefalee. Il gruppo di ricerca guidato dalla professoressa Cristina Tassorelli (Università di Pavia e IRCCS Fondazione Mondino) ha firmato le nuove linee guida internazionali per la gestione dell’emicrania, pubblicate sulla prestigiosa rivista Cephalalgia.

Il messaggio che arriva dai ricercatori pavesi è una vera e propria chiamata alle armi contro il sottoutilizzo delle terapie preventive, con un focus speciale sulla rivoluzione dei farmaci anti-CGRP.
Il paradosso dei trattamenti: perché l’abuso di farmaci acuti è pericoloso
L’emicrania non è un semplice mal di testa, ma una patologia invalidante che colpisce milioni di persone. Molti pazienti, però, commettono un errore comune: curano solo l’attacco quando si presenta (trattamento acuto).
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Il rischio: l’uso eccessivo di analgesici può causare un “effetto rimbalzo”, peggiorando la frequenza degli attacchi e portando alla cronicizzazione del dolore.
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La soluzione: la terapia preventiva, che mira a ridurre il numero di crisi prima che queste si verifichino.
La rivoluzione dei farmaci anti-CGRP
La grande svolta discussa dal gruppo di Pavia su The Lancet Neurology riguarda una nuova classe di farmaci progettati specificamente per l’emicrania: gli inibitori del CGRP (Peptide correlato al gene della calcitonina).
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Cos’è il CGRP? È una proteina che agisce come un “messaggero del dolore” durante l’attacco emicranico, provocando l’infiammazione dei vasi sanguigni cerebrali.
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Come funzionano i nuovi farmaci? Si tratta di anticorpi monoclonali o piccole molecole che bloccano questa proteina o il suo recettore, “spegnendo” il dolore alla radice.
I vantaggi della “Terapia su Misura”
Rispetto ai vecchi farmaci preventivi (spesso nati per altre malattie come l’epilessia o l’ipertensione), le terapie anti-CGRP offrono vantaggi netti:
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Alta tollerabilità: quasi totali assenze di effetti collaterali pesanti.
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Efficacia elevata: funzionano anche in pazienti che non avevano risposto a nessuna terapia tradizionale.
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Aderenza: la facilità di somministrazione (spesso una volta al mese) aiuta i pazienti a non abbandonare la cura.
L’impegno di Pavia apre quindi la strada a una gestione più moderna e personalizzata, dove l’obiettivo non è più solo “sopravvivere” all’attacco, ma riprendersi la propria vita eliminando il dolore alla fonte.







