Una scoperta internazionale, nata dalla collaborazione tra l’Università di Amsterdam e l’Università degli Studi di Perugia, segna una svolta storica nella lotta alla malattia di Parkinson e alla demenza a corpi di Lewy. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Medicine il 5 marzo 2026, ha individuato un nuovo “indicatore” biologico capace di riconoscere queste patologie con una specificità mai vista prima.
La scoperta: l’enzima DDC come “spia” del Parkinson
I ricercatori, coordinati per l’Italia dalla prof.ssa Lucilla Parnetti, hanno scoperto che nei pazienti affetti da Parkinson i livelli di un particolare enzima, la DOPA decarbossilasi (DDC), aumentano significativamente nel liquido cerebrospinale (liquor).
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Il meccanismo: La DDC è un enzima chiave per la produzione di dopamina. Nelle patologie caratterizzate dall’accumulo della proteina alfa-sinucleina (come il Parkinson), i livelli di questo enzima nel liquor risultano alterati.
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Specificità: A differenza di altri marcatori, la DDC permette di distinguere nettamente il Parkinson da altre malattie neurodegenerative simili, rendendo la diagnosi differenziale estremamente accurata.
Da sin: Federico Paolini Paoletti, Giovanni Bellomo, Lucilla Parnetti, Davide Chiasserini, Lorenzo Gaetani
Verso l’addio alle radiazioni?
Attualmente, per confermare la diagnosi di Parkinson, si ricorre spesso a esami di imaging come la DaT-Scan o la PET. Sebbene efficaci, queste metodiche presentano dei limiti:
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Utilizzano radioisotopi (sostanze radioattive).
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Sono costose e non disponibili in tutti gli ospedali.
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Hanno tempi di attesa spesso lunghi.
L’introduzione del test della DDC nel liquor potrebbe affiancare o in futuro sostituire questi esami. Essendo un parametro quantitativo misurabile in laboratorio, offre una maggiore sicurezza per il paziente e una caratterizzazione biologica più profonda della malattia.
Diagnosi precoce: curare prima per curare meglio
Il vero valore di questo test risiede nella precocità. Individuare il Parkinson nelle sue fasi iniziali, o addirittura prima della comparsa dei sintomi motori evidenti, permette di:
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Selezionare meglio i pazienti per le nuove terapie sperimentali.
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Monitorare con precisione se un farmaco sta effettivamente rallentando la progressione biologica del danno.
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Personalizzare il percorso di cura sin dal primo giorno.
Il team di Perugia ha utilizzato tecniche avanzate (come il seed amplification assay) per dimostrare che i livelli elevati di DDC sono direttamente legati alla disfunzione del sistema dopaminergico, confermando la solidità scientifica di questo nuovo biomarcatore.







