ADDIO A “PCOS”: l’ovaio policistico cambia nome e diventa “Pmos”

La medicina internazionale segna una svolta storica nella definizione della sindrome dell’ovaio policistico. Grazie a un documento di consenso internazionale pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet, la condizione non sarà più identificata con l’acronimo Pcos, bensì con la sigla Pmos, che sta per Sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica(Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome).

Una rivoluzione nell’approccio terapeutico

Questo cambio di nomenclatura rappresenta un passaggio cruciale: sancisce ufficialmente il superamento di una visione puramente ginecologica della patologia, promuovendo un approccio sistemico e multidisciplinare. A sottolinearlo è l’Egoi-Pcos (Experts Group on Inositol in Basic and Clinical Research and on Pcos), una società scientifica internazionale che riunisce 48 tra i massimi esperti, ricercatori, ginecologi ed endocrinologi al mondo.

I membri dell’Egoi-Pcos hanno accolto la novità come un importantissimo traguardo. Il gruppo, infatti, sosteneva da oltre quattro anni la necessità di aggiornare la definizione del disturbo, avendo proposto in passato il termine di Endocrine Metabolic Syndrome (Ems), ritenuto da loro persino più lineare per evitare la frammentazione del quadro fisiopatologico implicita nella parola “polyendocrine”.

Le ricadute cliniche e la gestione della paziente

“Il riconoscimento della componente metabolica all’interno della nuova classificazione internazionale è un traguardo storico”, ha dichiarato Vittorio Unfer, presidente di Egoi-Pcos. “Trova finalmente conferma ciò che portiamo avanti da anni: non siamo di fronte a una problematica limitata all’apparato ovarico, ma a una sindrome endocrino-metabolica sistemica che coinvolge l’intero organismo”.

Mentre la transizione verso la nuova nomenclatura avverrà in modo graduale su scala globale nell’arco dei prossimi tre anni, l’Egoi-Pcos si muove già concretamente sul territorio con un modello di cura orientato al futuro. La società scientifica ha infatti già strutturato:

  • Una rete di centri d’eccellenza in Italia: sono 6 le strutture specialistiche già operative o in via di apertura sul territorio nazionale; tra queste spicca l’ospedale San Camillo di Roma, che si configura come il primo centro pubblico di riferimento.

  • Un network internazionale: il progetto unisce realtà cliniche all’avanguardia in paesi come Polonia, Russia, Georgia e Brasile.

  • Un modello terapeutico a lungo termine: l’obiettivo è garantire una presa in carico multidisciplinare della paziente, che non si limiti alla cura del singolo sintomo locale ma che la accompagni durante tutte le fasi della vita.